Il protocollo tra Sicindustria e Asp entra nella fase operativa: una ventina di aziende iblee aderenti, 1.200 lavoratori coinvolti e fino a 4.000 persone con i familiari.
Modica, fallita la Spm: la partecipata del Comune lascia 7,5 milioni di debiti
29 Ott 2026 22:12
Per anni è stata il simbolo delle partecipate in affanno, con stipendi pagati a singhiozzo e lavoratori in piazza davanti al Municipio. Adesso la parola fine l’ha scritta un tribunale. La Spm, Servizi per Modica, la società in house a capitale interamente pubblico di cui il Comune di Modica è socio unico, è ufficialmente fallita: i giudici del collegio civile del Tribunale di Ragusa hanno accolto la richiesta di liquidazione giudiziale, il nome che oggi la legge dà al fallimento.
La società non svolgeva più alcun servizio per l’ente da qualche anno: era in liquidazione e la maggior parte dei suoi lavoratori era nel frattempo passata alla Gesco. Ma i conti rimasti aperti sono pesanti. Si parla di circa 5 milioni di euro di debiti con il fisco e di circa 2,5 milioni verso privati, tra cui i crediti di alcuni lavoratori per stipendi mai pagati e Tfr: in tutto circa 7,5 milioni.
Come si è arrivati alla sentenza
La strada che ha portato in tribunale l’hanno aperta gli avvocati Valentina Modica ed Enrico Belgiorno, che assistono alcuni dei creditori. Avevano tentato un pignoramento presso terzi, cioè sulle somme che il Comune avrebbe dovuto alla Spm, ma il Comune di Modica ha reso una dichiarazione negativa. Da qui la richiesta di liquidazione giudiziale. Prima di decidere, i giudici hanno chiesto documenti all’Agenzia delle Entrate e all’Inps, da cui risultano milioni di debiti accumulati dal 2012 al 2024.
Nella sentenza il collegio sottolinea anche il mancato deposito dei bilanci dell’ultimo triennio e parla senza giri di parole di «negligenza e disinteresse nella gestione imprenditoriale della Spm».
Una crisi lunga anni
La Spm era nata sulle macerie di un’altra partecipata, la Modica Multiservizi, e la Cgil denunciava le difficoltà economiche della società già dal 2005. Le nostre pagine ne hanno seguito la parabola passo dopo passo.
Nell’ottobre del 2017 la Uiltec denunciava che i dipendenti erano senza stipendio da cinque mesi, con cento famiglie in difficoltà. Due anni dopo, nell’agosto del 2019, la società riusciva a pagare solo metà della quattordicesima: dal Comune erano arrivati circa 85mila euro, quando una sola mensilità costava oltre 200mila euro lordi. A ottobre la Cub Trasporti volantinava davanti al Municipio: 80 famiglie con cinque mesi di arretrati.
Nell’ottobre del 2022, con la Spm ormai messa in liquidazione, la Camera del lavoro proclamava lo stato di agitazione per 79 lavoratori, in attesa del passaggio alle due nuove società costituite dal Comune. Era la società che garantiva servizi essenziali: le pulizie degli immobili comunali, l’apertura dei siti turistici, la gestione del depuratore e la distribuzione dell’acqua potabile. Nel marzo del 2023 la beffa: gli 87mila euro destinati allo stipendio di novembre finivano pignorati da un professionista che vantava crediti verso la Spm. Per sottrarre i salari ai pignoramenti, a maggio la commissaria straordinaria del Comune, Domenica Ficano, decideva che a pagare i lavoratori sarebbe stato direttamente il Comune.
Nel febbraio del 2024 l’accordo tra la giunta Monisteri e la Camera del lavoro: dopo i 29 lavoratori già approdati a Iblea Acque, anche gli ultimi 49 avrebbero lasciato la Spm per una nuova società, con gli arretrati da pagare a rate. Ma pochi giorni dopo i dipendenti erano ancora in bilico, con otto mesi di salari da recuperare. E la ferita non si è chiusa: ad aprile di quest’anno la Cgil ricordava che il personale dell’ex Spm, oggi Gesco, attende ancora 11 mensilità, mentre a maggio, con il bilancio riequilibrato dopo il dissesto, il pagamento delle spettanze dovute alla partecipata era tra le procedure da sbloccare.
E adesso le ripercussioni sul Comune
La sentenza chiude un’epoca, ma non chiude la partita. Il fallimento di una società di cui il Comune è unico proprietario potrebbe avere ripercussioni serie sull’amministrazione di Palazzo San Domenico, a partire dai bilanci depositati, e riapre la questione delle responsabilità di gestione. Un’incognita che pesa su un ente che sta ancora risalendo dal dissesto.
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