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Il Consorzio e la favola del Re nudo. A Modica è arrivato il momento che qualcuno dica: “Basta”
07 Ott 2026 20:38
C’era una volta un Re convinto di indossare un abito meraviglioso. Due impostori gli avevano fatto credere che quel vestito fosse invisibile agli stupidi e agli incapaci. Così nessuno, per paura di apparire tale, osava confessare ciò che vedeva: il Re era nudo. Finché un bambino, libero dalle convenienze, pronunciò la frase che tutti pensavano: “Il Re è nudo”.
Ecco, forse sul Cioccolato di Modica, dopo l’ennesima farsa a cui abbiamo dovuto assistere tutti attoniti dell’ennesimo rinvio al 2027 addirittura, siamo arrivati esattamente a questo punto. Bisogna avere il coraggio di dire ciò che da tempo serpeggia in città e sfido chiunque, attraverso questo stesso giornale, a sostenere pubblicamente il contrario: l’attuale gestione del Consorzio di Tutela appare sempre più isolata rispetto alla città che dovrebbe contribuire a rappresentare.
Nino Scivoletto è una persona di esperienza, con una lunga storia nella vita politica, istituzionale e sociale di Modica. Nessuno può negargli capacità dialettica, relazioni e conoscenza dei meccanismi istituzionali. E nessuno può cancellare il contributo dato alla costruzione e all’affermazione dell’IGP, risultato che va riconosciuto senza esitazioni. Ma proprio perché i meriti vanno riconosciuti, bisogna avere altrettanto coraggio nel discutere i limiti. La domanda oggi non è se Scivoletto sia stato importante per il Cioccolato di Modica. La domanda è se questa gestione sia ancora quella di cui il Cioccolato di Modica e soprattutto Modica hanno bisogno. I produttori fanno un mestiere difficilissimo. Producono, investono, pagano stipendi, affrontano l’aumento delle materie prime e combattono ogni giorno sui mercati. È comprensibile che abbiano affidato la rappresentanza a chi possiede esperienza istituzionale e capacità nelle pubbliche relazioni. Ma proprio i consorziati dovrebbero interrogarsi, per primi, sul rapporto tra ciò che il Consorzio è diventato e ciò di cui oggi la filiera ha realmente bisogno.
E dovrebbe interrogarsi la politica. Per anni, da destra a sinistra, ha finito troppo spesso per delegare al Consorzio anche funzioni che probabilmente spettavano alla politica stessa. Organizzare il grande evento della città non è il compito naturale di un Consorzio di tutela. Il Consorzio deve tutelare l’IGP, promuovere il prodotto, sostenere le aziende e combattere le contraffazioni. Il grande evento turistico e promozionale della città deve invece nascere da una visione politica a cui in Consorzio deve accodarsi.
Mentre noi discutiamo, il mondo corre
Il rischio vero è un altro. Mentre Modica continua a discutere di chi debba organizzare ChocoModica, delle date, dei rinvii e delle polemiche, il mondo va avanti. C’è una frase latina perfetta: Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur, “mentre a Roma si delibera, Sagunto viene espugnata”. È una locuzione tradizionalmente ricondotta a un passo di Tito Livio e utilizzata proprio per descrivere le situazioni nelle quali si perde tempo a discutere mentre gli eventi precipitano. Ecco il rischio di Modica: mentre discutiamo, Sagunto cade. ( forse è già caduta) Abbiamo già visto cosa accade quando si considera eterno un fenomeno turistico. Il traino del Commissario Montalbano non poteva durare per sempre. Anche l’immagine del Sud-Est siciliano deve continuamente reinventarsi. Perché dovremmo pensare che il binomio Modica-cioccolato possa vivere di rendita all’infinito? L’IGP è un patrimonio straordinario. Ma una certificazione da sola non attribuisce la patente ad alcuni di organizzare eventi, non porta migliaia di persone nelle strade, non riempie alberghi e ristoranti e non costruisce automaticamente un racconto internazionale della città. Quest’ultimo, piaccia o meno, è stato capace di farlo solo un grande modicano e piaccia o meno, nessuno è riuscito ad emularlo purtroppo e si chiama Franco Ruta.
Il post della sindaca cambia qualcosa
Ecco perché le parole pronunciate oggi dalla sindaca Maria Monisteri pesano molto più delle poche righe utilizzate. Dopo l’ennesimo rinvio di ChocoModica, il Comune dice che valuterà “se continuare o meno il rapporto di collaborazione con il Consorzio o aprire a nuovi e importanti rapporti per valorizzare il cioccolato”. È una frase politicamente pesantissima. Forse significa che, finalmente, la politica comincia a riprendersi la responsabilità delle proprie scelte. Se per costruire una manifestazione nazionale o internazionale serve confrontarsi con Eugenio Guarducci o con altri organizzatori capaci di portare esperienza, relazioni, sponsor e comunicazione, lo si faccia. Poi si valutino costi e benefici. Perché le cose importanti hanno un costo. La questione non è spendere poco: è spendere bene. Se invece vogliamo una sagra di quartiere travestita da grande evento, possiamo continuare a raccontarci che bastano qualche stand, un palco e quattro giorni di animazione. Ma almeno chiamiamola con il suo nome.
È arrivato il momento di dirlo
Forse siamo arrivati al punto in cui occorre smettere di discutere delle persone e cominciare a discutere seriamente del modello. Il Consorzio faccia il Consorzio. Il Comune faccia il Comune. I produttori producano e partecipino alle decisioni. E ChocoModica venga affidata a una struttura capace di trasformarla nuovamente in un grande evento senza che il Consorzio possa avere potere decisionale, al massimo solo consultivo e non vincolante. Se l’attuale modello non funziona più, riconoscerlo non significa cancellare ciò che di buono è stato fatto. Significa evitare che i risultati del passato diventino l’alibi per non cambiare il presente. E questa riflessione devono farla innanzitutto i produttori che compongono il Consorzio. Sono loro a dover decidere quale rappresentanza vogliono per il futuro e se sia arrivato il momento di aprire una fase nuova. Perché il problema ormai non riguarda soltanto una manifestazione saltata. Riguarda il rapporto tra il Cioccolato di Modica e la sua città. E se continuiamo a fingere che tutto vada bene soltanto perché nessuno vuole essere il primo a pronunciare quelle parole, allora vale la pena ricordare quel bambino della fiaba. Qualcuno, prima o poi, deve avere il coraggio di dirlo: il Re è nudo.
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