Nuove norme paesaggistiche, allarme anche a Ragusa: a rischio interventi già autorizzati e opere dei Comuni

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Le nuove norme di attuazione dei Piani paesaggistici regionali rischiano di produrre conseguenze dirette anche in provincia di Ragusa, dove il Piano paesaggistico degli ambiti 15, 16 e 17 è già vigente e disciplina gli interventi sul territorio provinciale. Il decreto assessoriale n. 25 del 10 giugno 2026 ha infatti modificato le norme di attuazione dei Piani paesaggistici siciliani, introducendo criteri destinati a incidere anche sul rapporto tra pianificazione paesaggistica e strumenti urbanistici comunali.

A lanciare l’allarme è Ance Sicilia, che chiede alla Regione di sospendere e rivedere il provvedimento, prevedendo soprattutto una disciplina transitoria capace di salvaguardare pratiche, autorizzazioni e investimenti già avviati sulla base delle norme precedenti.

Il nodo riguarda in particolare le aree agricole o a parco sottoposte ai livelli di tutela 2 e 3. Secondo l’associazione dei costruttori, le nuove disposizioni potrebbero rendere non più realizzabili interventi che i Piani regolatori comunali avevano previsto con destinazioni differenti, comprese opere pubbliche e di interesse collettivo.

Per la provincia di Ragusa il tema è particolarmente delicato. Il Piano paesaggistico provinciale è già approvato e le sue norme hanno efficacia nei confronti di soggetti pubblici e privati, imponendo agli strumenti urbanistici e territoriali di recepirne le prescrizioni.

Secondo Ance Sicilia, tra gli interventi che potrebbero essere interessati rientrano ampliamenti di cimiteri, scuole, asili, parcheggi, impianti sportivi, aree artigianali, insediamenti produttivi e alcune iniziative residenziali. L’associazione segnala inoltre il rischio di bloccare piani di lottizzazione con istruttorie già concluse, permessi di costruire ancora in corso, opere munite di autorizzazione paesaggistica e investimenti che avevano già ottenuto pareri favorevoli dagli organismi competenti.

C’è poi la questione economica. Terreni acquistati sulla base di certificati di destinazione urbanistica potrebbero, secondo Ance, subire una forte perdita di valore qualora le nuove norme impedissero gli utilizzi precedentemente ammessi, con il rischio di aprire contenziosi tra privati e amministrazioni.

La posizione della Regione resta però differente. L’assessorato regionale ai Beni culturali ha spiegato che il decreto nasce con l’obiettivo di uniformare le prescrizioni dei diversi Piani paesaggistici siciliani e di chiarire la prevalenza della tutela paesaggistica sulla pianificazione urbanistica. L’assessore Francesco Paolo Scarpinato ha escluso automatismi nel declassamento delle aree tutelate e ha ribadito il ruolo centrale delle Soprintendenze.

Ance Sicilia chiede adesso il ritiro o la revisione del decreto e l’apertura di un tavolo tecnico con Anci Sicilia e le rappresentanze delle professioni. La richiesta principale è quella di introdurre una norma transitoria che faccia salvi almeno gli interventi già autorizzati o in fase avanzata di istruttoria.

Per il Ragusano, dunque, la questione non è soltanto normativa. Il punto sarà capire quali opere pubbliche, piani urbanistici e investimenti privati già programmati nei dodici Comuni della provincia ricadano concretamente nelle aree interessate dalle nuove prescrizioni. È su questo terreno che potrebbero emergere, nelle prossime settimane, gli effetti più rilevanti del decreto.

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