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Oggi 27 settembre e la giornata mondiale del turismo. E a Ragusa?
27 Set 2026 06:15
Il 27 settembre si celebra la Giornata mondiale del turismo, istituita dalle Nazioni Unite e quest’anno dedicata al tema “Digital agenda and Artificial Intelligence to redesign tourism”. Un titolo che guarda al futuro e che parla di innovazione, dati, organizzazione, nuovi strumenti per costruire destinazioni più competitive. Qui in provincia di Ragusa l’evento sembra passato in sordina. Eppure questa giornata poteva essere utilizzata non tanto per celebrare ciò che abbiamo, ma per interrogarci seriamente su ciò che ancora non siamo riusciti a costruire. Perché i numeri raccontano un territorio che continua ad avere una straordinaria capacità di attrazione: nel 2025 la provincia ha registrato circa 391 mila arrivi e quasi 1,4 milioni di presenze, con una permanenza media di circa 3,5 giorni. Nel 2024, inoltre, le presenze erano cresciute dell’8% e quelle straniere addirittura del 21,5%. Numeri importanti, dunque. Ma proprio per questo la domanda diventa inevitabile: quanto di questo risultato nasce da una strategia e quanto, invece, continua ad arrivare quasi naturalmente grazie alla bellezza dei luoghi, al barocco, al mare, alla cucina e a quell’eredità straordinaria lasciata negli anni dal fenomeno Montalbano?
Per molto tempo abbiamo avuto una formidabile macchina promozionale gratuita: milioni di telespettatori hanno conosciuto Ragusa Ibla, Scicli, Modica e Punta Secca attraverso la televisione. Ma nessun fenomeno mediatico dura per sempre. Lo stesso territorio oggi si interroga sul futuro dei propri centri storici dopo l’effetto Unesco e l’effetto Montalbano, mentre il tema dello spopolamento e della perdita di funzioni urbane è diventato sempre più evidente.
Nel frattempo basta un’eruzione dell’Etna per ricordarci quanto sia fragile anche la nostra accessibilità: nell’agosto scorso circa 700 voli sono saltati a Catania in pochi giorni e le limitazioni hanno coinvolto anche Comiso.
Evidente che un territorio turistico non può limitarsi ad aspettare che il turista arrivi. Deve chiedersi come arriva, quanto facilmente riesce a spostarsi, cosa trova la sera nei centri storici, quante esperienze può vivere, quanto resta e soprattutto per quale ragione dovrebbe fermarsi un giorno in più. Ragusa, Modica, Scicli, Ispica, Comiso, Vittoria, Pozzallo, Santa Croce, Chiaramonte non possono continuare a comportarsi come destinazioni separate. Il turista non conosce i confini amministrativi: conosce un territorio. Eppure noi continuiamo troppo spesso a promuoverci per compartimenti stagni, con calendari diversi, comunicazione frammentata, eventi che talvolta si sovrappongono e collegamenti che non sempre rispondono alle esigenze di chi viene qui senza automobile. Il paradosso è che proprio mentre una parte del territorio registra già numeri molto interessanti – nei primi mesi del 2026 Ragusa, Modica, Scicli e Santa Croce avevano superato insieme le 653 mila presenze rilevate attraverso PayTourist – manca ancora quella percezione unitaria di destinazione che potrebbe trasformare molti visitatori di passaggio in soggiorni più lunghi.
Forse la Giornata mondiale del turismo avrebbe potuto essere l’occasione ideale per mettere attorno allo stesso tavolo albergatori, ristoratori, guide, commercianti, gestori di attrazioni, aeroporti, Comuni e il Libero Consorzio Comunale di Ragusa, che potrebbe svolgere un ruolo naturale di coordinamento territoriale. Non per organizzare l’ennesimo convegno, ma per costruire un’agenda. Prima le cose che costano poco o nulla: un calendario unico degli eventi, informazioni condivise, collegamenti tra le località, aperture coordinate dei siti culturali, una comunicazione comune del territorio. Poi quelle che richiedono investimenti: mobilità, infrastrutture, riqualificazione urbana, servizi digitali, promozione internazionale. E infine una domanda che dovrebbe accompagnare ogni decisione: questa scelta farà restare il turista una notte in più?
Perché il turismo non si misura soltanto contando quante persone arrivano, ma soprattutto osservando quanto tempo restano, quanto spendono, quante attività economiche coinvolgono e che ricordo portano via. Possiamo continuare a ripeterci che siamo belli, che abbiamo il barocco più affascinante della Sicilia, spiagge straordinarie e una cucina capace di raccontare un territorio. È tutto vero. Ma la bellezza, da sola, non è una politica turistica. Una destinazione non è semplicemente un luogo che merita di essere visitato: è un luogo che ha imparato a farsi scegliere, a farsi vivere e soprattutto a farsi ricordare. Forse il vero limite della provincia di Ragusa è proprio questo: abbiamo imparato ad accogliere il turismo, ma non ancora a governarlo fino in fondo. E continuiamo, troppo spesso, a lasciarci vivere.
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