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Un esame delicato, una data che lascia senza parole: dovrà aspettare fino al 2028
05 Ott 2026 11:50
Una colonscopia prenotata oggi e un appuntamento fissato per il 9 marzo 2028. È quando accaduto ad un paziente della provincia di Ragusa e riporta al centro non soltanto il problema delle liste d’attesa, ma un aspetto spesso poco conosciuto dai pazienti: la classe di priorità indicata dal medico sulla prescrizione può determinare tempi profondamente diversi per ottenere una prestazione.
Il documento che abbiamo visionato riguarda una colonscopia con endoscopio flessibile da effettuare all’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa. La prenotazione è stata effettuata il 25 settembre 2026, la data assegnata dal CUP è il 9 marzo 2028: circa un anno e mezzo dopo. Alla richiesta di chiarimenti, dall’Asp è stato spiegato che, secondo il codice riportato dal medico sulla prescrizione, (il codice doveva essere 048 anzichè E01) il paziente non rientrerebbe nei tempi brevi previsti per il percorso oncologico e che quella del 2028 sarebbe la prima disponibilità restituita dal CUP. Rimane assurdo comunque che per una colonscopia, che presuppone sempre una certa urgenza o possibile gravità, si rimandi ad una visita fra un anno e mezzo.
Ed è qui che la vicenda diventa un problema di sistema.
Quelle lettere sulla ricetta che il paziente spesso non conosce
Per le prestazioni di primo accesso esistono differenti classi di priorità: U, urgente; B, breve; D, differibile; P, programmata. Non sono semplici sigle burocratiche: servono a stabilire entro quale arco temporale una prestazione dovrebbe essere effettuata sulla base delle condizioni cliniche.Il CUP, però, non può decidere autonomamente che un esame debba diventare urgente: la valutazione parte dalla prescrizione medica. Non possiamo sapere, nel caso specifico, se il codice indicato sia appropriato o meno, perché questo richiederebbe la conoscenza del quadro clinico. Il problema che emerge è un altro: cosa accade quando esiste un sospetto diagnostico importante e il paziente si ritrova con una prestazione fissata un anno e mezzo dopo?
Più informazioni ai medici, ma anche ai pazienti
Una possibile strada potrebbe essere quella di rafforzare il raccordo tra Asp, specialisti, medici di medicina generale e CUP, anche attraverso indicazioni periodiche e molto chiare sui criteri di attribuzione delle priorità e sui percorsi da seguire nei casi più delicati. Ma servirebbe anche maggiore informazione per il cittadino. Davanti a una prenotazione per il 2028 bisognerebbe spiegare quali alternative esistono, se sia possibile verificare disponibilità in altre strutture e soprattutto cosa fare qualora il quadro clinico richieda una rivalutazione della priorità. Perché dietro quella data non c’è soltanto una lista d’attesa. C’è una persona che, magari già preoccupata per una possibile diagnosi, si sente dire che per avere una risposta dovrà aspettare fino al 2028. Ed è probabilmente questo il punto sul quale occorre intervenire: fare in modo che una lettera sulla ricetta non diventi, per mancanza di informazione o di coordinamento, un ostacolo nel percorso di diagnosi e cura.

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