L’eredità di Piero Angela. Ma gli eredi ci sono?


La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola

“Houston! … qui Ragusa.”

Dissonanze. Nel bel mezzo di una puntata di Superquark sbagliata, in un clima da campagna elettorale avvilente, astiosa, miseramente ripetitiva alleggerita qua e là da un gossip estivo tutt’altro che necessario ed edificante, questa settimana ci ha lasciati l’infinito Piero Angela. Il divulgatore. Il divulgatore, come ho già avuto modo di dire, è una figura forse sottovalutata.

Non è un mega-virologo onnipresente, un geo-politicone sicumeroso, un tuttologo dell’università della Gran Fava, un tronista dal tatuaggio definitivo. Sussurra, non trappeggia. È una creatura che seduce con garbo. E non ha bisogno di inscenare un balletto su Tik Tok per essere un influencer. Quando ci lascia, perché è umano, come un papà, non ha molti eredi. Non molti. Ed è questo che ci sgomenta. Il pianeta è sempre più vuoto. Inanimato.

Pochi saranno alla sua altezza (il figlio e pochi altri sapranno seguirne il fulgido esempio vivente). E pochissimi nativi digitali capiranno e vivranno la sua grandezza, la didattica dell’altezza. Il divulgatore è pop e tuttavia elevato. È l’esempio di come si possa avere successo anche parlando di cose alte. Vestiti. Seduti. A bassa voce. Nella magia del galateo dei nostri padri. Egli semina conoscenza e cultura anche negli angoli più inattesi del mondo. Perché? Semplice. È un gran figo.

Mi piace usare questa rubrica per riprendere per l’ennesima volta e far risuonare ancora e il più a lungo possibile alcuni passaggi scelti (ai miei occhi, i più illuminanti) del toccante discorso di Alberto sul suo
papà.

“… penso che le persone che amiamo non dovrebbero mai lasciarci però accade. Vorrei partire dall’ultima cosa che ha fatto papà. Quel comunicato che tutti avete letto… Se voi lo guardate non è un discorso
ufficiale: è come qualcuno che parla agli amici. Qualcuno che a fine vacanza dice “vabbé io vado”. C’è molto affetto, amore, verso tutti. È stata anche una persona – lo dico da figlio e collega – a unire ma non a
dividere pur mantenendo le sue opinioni ferree. Una dote difficile da trovare. Il suo stile, il suo tatto lo conoscete tutti … L’ultimo insegnamento l’ha dato non con le parole ma con l’esempio: mi ha
insegnato in questi ultimi giorni a non avere paura della morte, che è la paura di qualsiasi essere umano. L’ha attraversata con una serenità che mi ha sconvolto, che mi ha colpito… Ha fatto una quantità di cose
e questo è uno dei motivi per cui se n’è andato soddisfatto… Aveva un approccio alla vita razionale, scientifico, e di amore, di come la vita dovrebbe essere vissuta. Ho avuto la sensazione di avere Leonardo da Vinci in casa… Per lui era importante avere una vita colma … Riempire la vita, amare tutte le passioni come ha fatto lui… A mio modo di vedere lui continuerà a vivere attraverso i libri, le trasmissioni, i dischi
jazz. Continuerà a vivere in tutti quei ragazzi che cercano l’eccellenza, con sacrificio…Una persona scientifica, ma con il senso dell’umorismo grandissimo… L’eredità che ci lascia è importante: non è un’eredità fisica ma di atteggiamento nel lavoro. Anche io cercherò di fare la mia parte”.

Maestro Piero Angela, anche io tento di fare la mia parte. Anche il giovedì di un agosto un po’ sciocco. In una rubrica qualsiasi.

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