Lavoro, a Ragusa 3mila occupati in meno: si assottiglia il vantaggio sulle pensioni

Lavoro, a Ragusa 3mila occupati in meno: si assottiglia il vantaggio sulle pensioni

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La provincia di Ragusa continua a distinguersi nel Mezzogiorno per un dato economico favorevole: il numero degli occupati supera quello delle pensioni erogate. Ma c’è una novità: nel 2025 il vantaggio si è ridotto del 20 per cento rispetto all’anno precedente. E soprattutto, mentre in Sicilia l’occupazione complessiva aumenta, nel ragusano diminuisce.

I numeri arrivano dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che ha elaborato i dati Inps e Istat. Nel 2024 la provincia contava 123.973 occupati e 103.640 trattamenti pensionistici, con un saldo positivo di 20.333 unità. Nel 2025 gli occupati scendono a 120.889, mentre le pensioni salgono a 104.648. Il saldo rimane positivo, a quota 16.241, ma perde 4.092 unità in dodici mesi.

A determinare questa riduzione contribuiscono due fenomeni: 3.084 occupati in meno e 1.008 trattamenti pensionistici in più. Il primo dato, in particolare, richiede un approfondimento. Non significa che siano stati licenziati 3.084 lavoratori: indica una diminuzione del numero medio degli occupati stimati dall’Istat tra le due annualità. Per comprenderne le cause occorrerebbe analizzare l’andamento dei singoli settori produttivi, delle fasce d’età e dell’occupazione femminile.

La Sicilia cresce, Ragusa arretra

Il confronto regionale rende il risultato ancora più significativo. Nel 2024 la Sicilia contava 1.475.490 occupati, saliti a 1.489.473 nel 2025. Un incremento di 13.983 unità, mentre Ragusa registra una diminuzione di 3.084.
Non è sufficiente richiamare le difficoltà strutturali del mercato del lavoro meridionale per spiegare quanto è accaduto nella provincia iblea. Il territorio segue, almeno nell’ultimo anno, una direzione diversa da quella complessiva della regione.

Ragusa conserva comunque una posizione particolare. Fra le province del Mezzogiorno con un saldo positivo tra occupati e pensioni, precede nettamente Pescara (+3.454), Matera (+1.127) e Catania (+475). Nella stessa Sicilia, Siracusa è appena sotto la soglia dell’equilibrio, con un saldo negativo di 296 unità, mentre Palermo e Messina registrano differenze rispettivamente di 63.638 e 76.936 unità a sfavore degli occupati.

L’intera regione presenta 186.462 pensioni in più rispetto al numero dei lavoratori. Ragusa e Catania sono le sole province siciliane con il segno positivo. Per Ragusa rimane il primato meridionale. Ma la sua conservazione dipenderà dalla capacità del territorio di creare occupazione stabile, valorizzare le competenze e ampliare le opportunità per donne e giovani. Il saldo tra occupati e pensioni è un dato da osservare. Il numero e la qualità dei posti di lavoro sono il problema da affrontare.

Il numero delle pensioni non è quello dei pensionati

Il rapporto elaborato dalla Cgia non confronta direttamente il numero delle persone che lavorano con quello delle persone in pensione. I trattamenti previdenziali e assistenziali comprendono pensioni di vecchiaia, anticipate, ai superstiti, di invalidità e altre prestazioni. Una stessa persona può percepire più assegni. Per questo il saldo non misura direttamente né il numero dei pensionati né la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale. Resta, invece, un indicatore interessante per valutare il rapporto tra lavoro e prestazioni pensionistiche nei territori.

A livello nazionale, nel 2025, la Cgia rileva 24,1 milioni di occupati e quasi 23,2 milioni di pensioni erogate. Negli anni Ottanta il rapporto era di circa tre occupati per ogni pensione. Il cambiamento risente della denatalità, dell’invecchiamento della popolazione e delle difficoltà di partecipazione al mercato del lavoro.

Non basta avere più occupati che pensioni

RagusaOggi si era già occupato di questo indicatore nel novembre 2023, quando la Cgia attribuiva alla provincia un saldo positivo di circa 9 mila unità. Il confronto con il 2024 e il 2025 mostra un andamento non lineare: prima un ampliamento del margine, poi una riduzione significativa nell’ultimo anno. Un saldo positivo non equivale automaticamente a un mercato del lavoro solido.

Una recente analisi dell’Osservatorio Cgil di Ragusa ha evidenziato che nel 2025 quasi quattro assunzioni su dieci nei settori diversi dall’agricoltura erano a tempo parziale.

La Cgia richiama inoltre il problema del ricambio generazionale. Secondo le previsioni del sistema informativo Excelsior, fra il 2025 e il 2029 circa tre milioni di lavoratori usciranno dal mercato del lavoro italiano, creando un rilevante fabbisogno di sostituzione.

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