L’alba di San Lorenzo: le stelle non danzano su Tik Tok  


La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola 

“Houston! … qui Ragusa.”

Quel che resta di un non falò proibito. Incompiuto. In Sicilia. All’alba. La pioggia di stelle e di indifferenziato (a volte, qua e là) sulla sabbia. I desideri inascoltati da un firmamento distratto, come mozziconi di sigarette, bicchieri di plastica, forse, in alcuni casi, un pò. L’eco della trap delle canzoni volutamente stonate. Un rito a volte “controverso” e tuttavia necessario. E comunque magico. Anche quest’anno.
La notte di San Lorenzo, insomma. Tra ieri e oggi, è stato possibile osservare nel cielo le stelle cadenti. È un appuntamento estivo davvero molto atteso ogni anno, soprattutto dalle costellazioni dei più giovani. Una liturgia che lascia una scia astronomica di tradizioni e poesia dietro di sé. Lo sciame delle Perseidi, altrimenti dette “lacrime di San Lorenzo” risplende nella storia popolare, nell’antropologia degli astri, nella psicologia delle cose alte e ultime.


Ieri, al calare delle ombre, è andato nuovamente in onda lo spettacolo delle stelle cadenti, generato dal più grande sciame meteoritico che la Terra può intercettare nel corso dell’anno. Sarebbe spoetizzante dire che, ovviamente, non si tratta di vere e proprie stelle, bensì di detriti spaziali che bruciano per l’attrito nel percorrere l’atmosfera terrestre. Frammenti di roccia, pietre, polvere, particelle di ghiaccio rilasciati da una gigantesca cometa. Ma l’incontro con la Terra determina le condizioni per la nascita di una pioggia di scie luminose visibili a occhio nudo.

Sarebbe spoetizzante. Ma a noi non interessa la verità. La poesia la decliniamo nei versi della psicologia, non nelle algebre della fisica.
E infatti, noi e i nostri figli le stelle le vediamo col cuore dei sognatori, con l’anima degli illusi, se essere illusi significa abitare ancora un Senso, nel gioco di chi vuole condividere un sano assembramento nella notte delle luci. In una cornice che è un Insieme.

Sarebbe forse spoetizzante ricordare che il 10 agosto ricorre invero la celebrazione liturgica di San Lorenzo, martire cristiano ucciso nel 258 d.C. per volere dell’imperatore romano Valeriano. Il supplizio di Lorenzo alimentò un profondo senso di devozione nei suoi confronti. La leggenda rivela che le Perseidi sono la testimonianza delle lacrime versate dal santo durante il suo martirio. Da qui nasce anche la tradizione di esprimere un desiderio ogni volta che si riesce a intercettare con lo sguardo una stella cadente, nell’auspicio che Lorenzo ci aiuti a realizzarlo. Campa Lorenzo!
Che importa quale sia l’origine reale? Noi e i nostri ragazzi la tradizione la ridisegniamo a nostro piacimento ogni santa volta nell’orizzonte del presente. E i desideri li scarabocchiamo comunque nel firmamento che ci unisce.

Quest’anno, anche nei giorni a venire, sarà possibile ammirare lo show. Poco male se la visione sarà disturbata dalla luce riflessa della Luna Piena. I posti migliori per ammirare le stelle cadenti sono quelli privi di inquinamento luminoso. Serve un cielo buio e limpido, niente luci artificiali. I luoghi immersi nella natura, molto distanti dalle città, i prati sulle colline e sulle montagne, le barche al largo, ma anche le spiagge appunto. E tuttavia, sarà banale e retorico ripeterlo, gli psicologi ben sanno che il posto migliore per ammirare un meraviglioso cielo stellato è quello a fianco alle persone a cui vogliamo tanto bene. Un cosmo di bene. E magari nel rispetto per l’ambiente. Visto che, meteora a parte, questo attualmente è l’unico pianeta disposto ad ospitarci.

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