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Vittoria, niente piazza davanti a San Domenico Savio: progetto bocciato
04 Nov 2026 13:37
Non sarà realizzata la piazza antistante la chiesa di San Domenico Savio. Il grande slargo di 4358 metri quadri situato in una zona di periferia di Vittoria, nel quartiere denominato “Chiusa Inferno”, è oggi la più grande area non edificata della città.
La zona si trova tra via Milano e via Bologna, due grandi arterie della viabilità cittadina, ed è delimitata dalla circonvallazione viale Virginio Lavore. L’area è un grande spazio sterrato sconnesso, dalla superficie irregolare, con fossi che in caso di piogge si trasformano in acquitrini. Si trova nei pressi della chiesa di San Domenico Savio, costruita quindici anni fa, e funge in qualche modo da “sagrato” e da parcheggio per quanti si recano in chiesa. Il comune aveva predisposto un progetto che avrebbe permesso di usufruire di un finanziamento di 300.000 euro della Regione siciliana per una sistemazione provvisoria.
Il progetto e il finanziamento della Regione avrebbero permesso di realizzare delle operazioni di spianamento, con riporto di terra o ghiaia per ottenere una superficie livellata. Inoltre era prevista la realizzazione della rete dei sottoservizi e una delimitazione con dentelli in pietra.
Ma un ostacolo si frappone sul progetto avviato dal comune: l’area non è pubblica, non è di proprietà del comune, ma appartiene ad alcuni proprietari che, da decenni, attendono che il comune effettui l’esproprio o l’acquisto dei terreni. Lì, secondo i piani urbanistici precedenti, sarebbero dovuti sorgere una piazza, parcheggi, scuole e servizi. Anche l’ultimo piano regolatore, approvato dal consiglio comunale nel 2017, durante il periodo dell’amministrazione retta da Giovanni Moscato, e poi revocato nel 2022, dopo l’insediamento del sindaco Francesco Aiello, prevedeva una serie di progetti per la sistemazione dell’area a fini di pubblica utilità.
In assenza del nuovo piano regolatore (a Vittoria l’ultimo Prg risale al 1987) il comune aveva pensato a una sistemazione provvisoria e aveva fatto ricorso alla “dicatio ad patriam”, un antico istituto giuridico, utilizzato solo in rare occasioni, che prevede la possibilità che un proprietario metta volontariamente a disposizione un suo bene per finalità pubbliche, mantenendone però la proprietà. In questo modo si va a configurare una vera e propria “servitù ad uso pubblico”, ma il proprietario rimane tale.
La “dicatio ad patriam” per la grande area antistante la chiesa di San Domenico Savio era stata approvata dal consiglio comunale nell’estate scorsa. Ieri però i consiglieri hanno detto no al progetto. I consiglieri di opposizione e i consiglieri della Democrazia Cristiana si sono astenuti, Marco Greco, anch’egli Dc,che ha fortemente criticato la scelta del comune, ha espresso voto contrario. Il progetto -o meglio la variante in deroga che avrebbe dovuto permettere l’avvio del progetto- ha ricevuto solo sei voti dei consiglieri dell’ex maggioranza ed è stato quindi respinto. I consiglieri di opposizione hanno rimarcato il fatto che i proprietari del terreno non hanno mai dato il loro consenso alla “dicatio ad patriam”, non hanno mai espresso la volontà di mettere il terreno a disposizione del comune per usi pubblici senza che ci sia stato un esproprio. Inoltre, dall’approvazione della delibera precedente, non sono ancora scaduti i termini per presentare opposizione. Il progetto quindi, a loro parere, non può essere approvato perché rischierebbe di arenarsi e di portare dei danni al comune. In aula, a difendere il progetto voluto dal comune, sono stati il vicesindaco Peppe Fiorellini e l’assessore Giuseppe Nicastro, che hanno ribadito come quel progetto – sia pure minimale nell’ambito dei fondi messi a disposizione dalla Regione – miri a rispondere alle esigenze del quartiere e a venire incontro alle richieste, reiterate nel tempo, dei residenti e di coloro che frequentano la parrocchia.
Il consiglio ha bocciato la variante perché, a parere dei consiglieri, essa si fonda su presupposti giuridici errati e non rispetta i diritti dei proprietari. Per la piazza di San Domenico Savio è tutto da rifare!
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