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Non erano nate a Ragusa, ma diventò la loro vita: le storie sorprendenti di Itria e Rina
04 Ott 2026 09:14
Due donne, due vite cominciate lontano dalla Sicilia e un destino che per entrambe finì per intrecciarsi profondamente con Ragusa. Una fu giovanissima staffetta della Resistenza e arrivò in città a soli 17 anni. L’altra conobbe la durezza delle risaie del Vercellese lavorando come mondina e fece della battaglia per i diritti dei lavoratori una ragione di vita. Sono Itria Camera Sbezzi e Rina Lugli, inserite tra le 300 protagoniste della prima edizione de “L’Italia delle Donne”, il progetto promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri per riscoprire le figure femminili che hanno contribuito alla crescita civile, culturale e sociale del Paese. Le candidature sono nate dal lavoro di ricerca della Consulta Femminile e sono state successivamente presentate ufficialmente dal Comune di Ragusa.
Itria Camera Sbezzi, dalla Resistenza a Ragusa
Itria Giulia Camera Sbezzi nacque a Genova il 17 ottobre 1934. Il padre Pino, caporeparto nelle acciaierie Ansaldo, partecipò alla lotta antifascista e contribuì anche a salvare ebrei dai rastrellamenti nazisti. Itria respirò quel clima fin da bambina e, ancora giovanissima, partecipò alla Resistenza come staffetta. La svolta arrivò prestissimo. A soli 17 anni lasciò Genova e partì per la Sicilia nell’ambito di un progetto di mobilitazione sociale rivolto soprattutto alle condizioni delle donne del Mezzogiorno. Arrivò a Ragusa, una città che prima di allora non conosceva e che sarebbe diventata la sua seconda patria. Qui incontrò Eugenio Sbezzi, socialista, che sarebbe diventato suo marito, e proseguì l’impegno politico prima nel PSIUP e successivamente nel PSI. Partecipò a campagne elettorali e iniziative politiche e incontrò protagonisti della storia italiana come Pietro Nenni, Sandro Pertini e Bettino Craxi. Ma il tratto più significativo della sua attività fu probabilmente quello svolto accanto alle persone. Negli anni Ottanta intensificò l’impegno nella Consulta Femminile di Ragusa e successivamente nel Sindacato Pensionati della CGIL, occupandosi di anziani, assistenza e diritti. Lavorò anche per coinvolgere maggiormente le donne nella vita sociale e politica. Emblematico un episodio ricordato nella biografia nazionale: vedendo gli immigrati costretti ad attendere a lungo davanti alla Questura di Ragusa per le pratiche dei permessi di soggiorno, si attivò affinché fosse realizzata una copertura per proteggerli durante l’attesa. Un piccolo intervento concreto che racconta molto del suo modo di intendere l’impegno civile.
Rina Lugli, dalle risaie alle battaglie dei braccianti
Rina Lugli nacque invece a Correggio, in provincia di Reggio Emilia, il 19 marzo 1925. Seconda di cinque figli, cominciò presto a lavorare per aiutare la famiglia. Durante l’estate partiva per il Piemonte e raggiungeva le risaie del Vercellese per lavorare come mondina. Fu proprio tra quelle giornate durissime e le difficili condizioni delle lavoratrici che maturò la sua coscienza sindacale e cominciò a battersi per maggiori diritti e dignità. Nel 1950, a 25 anni, scelse di dedicarsi pienamente all’attività politica e sindacale nel PCI. Il suo impegno la portò infine in Sicilia e a Ragusa, dove conobbe Salvatore Minardi, segretario della Federazione dei braccianti della Camera del Lavoro della CGIL, che sarebbe diventato suo marito. Rina partecipò alle lotte per i diritti dei lavoratori agricoli e contribuì alla crescita della CGIL ragusana. Rimasta prematuramente vedova, dovette crescere i figli Giulio e Maurizio senza abbandonare l’impegno politico e sociale. Continuò a collaborare con il sindacato pensionati della CGIL e divenne un punto di riferimento soprattutto per molte donne e lavoratrici. La sua vita fu segnata anche dalla dolorosa perdita del figlio Maurizio, ma Rina continuò a essere presente nella comunità e nelle battaglie sociali alle quali aveva dedicato gran parte della propria esistenza. Morì a Ragusa il 17 aprile 2013.
Due donne che Ragusa fece proprie
C’è un filo particolare che lega queste due storie. Itria era nata a Genova, Rina a Correggio. Nessuna delle due era ragusana per nascita. Entrambe lo diventarono attraverso le scelte, gli affetti e soprattutto l’impegno nella comunità. E lo fecero in anni nei quali, per una donna, fare politica, sindacato e attività pubblica significava entrare in spazi ancora largamente dominati dagli uomini. Oggi le loro biografie entrano tra le 300 storie de “L’Italia delle Donne”. Un riconoscimento nazionale che restituisce visibilità a due figure forse non abbastanza conosciute dalle nuove generazioni, ma che hanno attraversato e contribuito a scrivere un pezzo importante della storia sociale di Ragusa. Perché la memoria di una città non è fatta soltanto dai grandi nomi consegnati ai libri di storia. È fatta anche da chi, giorno dopo giorno, ha lavorato perché quella comunità diventasse un po’ più giusta.
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