Iblea Acque, tutti vogliono salvarla ma nessuno sa ancora come: all’Ars spuntano milioni da ogni parte

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Quattro partiti diversi, una decina di emendamenti, cifre che vanno da 3,5 a 10 milioni di euro. Nella manovrina che l’Ars sta esaminando in commissione Bilancio, Iblea Acque, la società che gestisce il servizio idrico in undici Comuni della provincia, è uno dei capitoli più affollati. E per ora uno dei più incerti: al 30 settembre tutti gli emendamenti sono stati accantonati, in attesa di una sintesi.

Le quattro ricette

  • Sud chiama Nord: un’anticipazione di 10 milioni, da restituire in almeno dieci anni.
  • Fratelli d’Italia: portare da 4 a 10 milioni l’anticipazione già concessa.
  • Mpa: un’anticipazione di 6 milioni, con misure analoghe per gli enti idrici di Siracusa e Catania.
  • Dc: un contributo straordinario a fondo perduto di 3,5 milioni.

I 4 milioni di dicembre

Non è la prima volta che la Regione interviene. Con la Finanziaria di dicembre 2025 Iblea Acque ha ottenuto un’anticipazione di 4 milioni per il 2026: non un regalo, ma un prestito da restituire in dieci anni, con una condizione precisa. La rateizzazione decade se entro tre anni la società non mette in regola la riscossione delle tariffe e non installa i contatori; tra gli impegni ci sono anche il pagamento dei fornitori e le migliorie alla rete. Il motivo delle nuove richieste, secondo quanto ricostruito dalla stampa regionale, è lo stesso per i gestori di Ragusa, Siracusa e Catania: servono liquidità o capitale per chiudere i bilanci, perché sono in forte disavanzo. Insieme, i tre enti chiedono almeno 25 milioni.

Dove nasce il buco

I problemi li aveva messi in fila lo stesso amministratore unico, Stefano Guccione, nella relazione programmatica di febbraio: una bolletta energetica che nel 2024 ha superato i 14 milioni, una morosità molto sopra la media nazionale, anagrafiche delle utenze poco affidabili, 118 dipendenti contro i 205 previsti dal piano d’ambito. La strada indicata era la ricapitalizzazione, per uscire dal «regime di salvaguardia». Sullo sfondo restano i debiti con i Comuni soci, che negli anni hanno anticipato bollette elettriche, manutenzioni e affitti dei pozzi. Il dato più recente pubblicato risale a marzo 2025: circa 29 milioni verso undici Comuni, con Ragusa creditore di oltre 11 milioni. In agosto il Pd di Ragusa parlava ancora di oltre 10 milioni dovuti al Comune.

Investimenti sì, cassa no

C’è anche una buona notizia, che però non risolve il problema di cassa: un finanziamento nazionale da oltre 22 milioni, con la convenzione da firmare entro fine agosto, per distrettualizzare la rete, installare 18 mila contatori intelligenti e ridurre le perdite entro il 2029. Sono soldi per investire, non per pagare le spese correnti. Resta la domanda politica, già sollevata dal Pd con la vicenda dei compensi rinviati ad agosto: una società tenuta in piedi con fondi pubblici straordinari che piano ha per risanarsi? La risposta, per ora, è nelle mani della commissione Bilancio.

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