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Toponomastica a Modica: da Annamaria Sammito a Peppe Drago, quando gli slogan diventano atti?
23 Set 2026 10:37
A Modica la memoria torna periodicamente a bussare alle porte di Palazzo San Domenico. Succede in occasione degli anniversari, delle ricorrenze, delle iniziative culturali. E spesso torna la stessa domanda: perché alcune figure che hanno lasciato un segno nella storia della città non hanno ancora un luogo pubblico che ne ricordi il nome?
In questi giorni sono almeno due le vicende che si intrecciano nel dibattito cittadino: quella dell’archeologa Annamaria Sammito, per la quale è stata avviata una petizione ormai tre anni fa, e quella dell’ex sindaco e presidente della Regione Peppe Drago, tornata d’attualità in occasione del decimo anniversario della sua morte.
Due storie differenti, naturalmente. Ma entrambe pongono una questione amministrativa comune: quando una richiesta di intitolazione smette di essere una proposta e diventa un procedimento concreto?
La vicenda di Annamaria Sammito ha una data d’inizio precisa: 21 gennaio 2023, quando a San Nicolò Inferiore vennero presentati i lavori di restauro degli affreschi della chiesa rupestre. In quell’occasione diverse associazioni culturali decisero di promuovere una raccolta di firme per chiedere che la piazzetta Grimaldi, proprio davanti a San Nicolò Inferiore, fosse intitolata all’archeologa modicana scomparsa prematuramente il 29 giugno 2021. La notizia della petizione fu resa pubblica nei primi giorni di febbraio 2023.
Archeologa, funzionaria della Soprintendenza di Ragusa dal 2005, docente a contratto all’Università di Catania, direttrice onoraria del Museo Civico di Modica e assessora alla Cultura nella giunta Buscema, Sammito aveva inoltre partecipato agli scavi del Castello di Modica e condotto studi sul patrimonio archeologico di Cava Ispica e dell’intero comprensorio ibleo.
Nel novembre 2023 fu presentata un’istanza corredata da oltre 3.000 firme, con il sostegno di associazioni, archeologi, docenti universitari e rappresentanti del mondo culturale e religioso. La richiesta comprendeva anche la necessità di ottenere la deroga al termine ordinario previsto dalla normativa per le intitolazioni a persone decedute da meno di dieci anni.
Nel settembre 2024 l’iniziativa venne rilanciata con un flash mob in via Grimaldi. E siamo arrivati al 2026.
La domanda posta recentemente sui social è dunque molto semplice: che fine ha fatto quella richiesta?
Non risultano, nelle fonti pubblicamente consultabili che abbiamo potuto verificare, gli estremi di una delibera di Giunta del Comune di Modica che abbia formalizzato l’intitolazione della piazzetta a Sammito. E non abbiamo trovato neppure un documento pubblico che consenta di affermare con certezza che sia stata già trasmessa alla Prefettura di Ragusa la richiesta di deroga.
Proprio mentre la vicenda Sammito torna a far discutere, a Modica si è riacceso anche il dibattito sull’intitolazione di un luogo pubblico a Peppe Drago, nel decimo anniversario della sua scomparsa, avvenuta il 21 settembre 2016.
Drago è stato sindaco di Modica, presidente della Regione Siciliana, deputato nazionale e sottosegretario di Stato. Il decennale della morte ha riportato il suo nome al centro dell’attenzione e sono arrivate nuove proposte per dedicargli uno spazio pubblico.
Il coordinatore cittadino di Forza Italia Giorgio Aprile ha proposto di intitolargli l’attuale Belvedere di via San Benedetto da Norcia.
La sindaca Maria Monisteri ha quindi annunciato di voler accogliere la richiesta di dedicare a Drago un luogo importante della città, senza però indicare ancora, una deliberazione già adottata.
Nel frattempo, anche l’Mpa ha presentato una formale istanza per dedicare uno spazio pubblico a Drago, indicando tra le ipotesi proprio il Belvedere di via San Benedetto da Norcia.
Anche in questo caso, però, non siamo davanti a una richiesta nata nelle ultime ore.
Già nel maggio 2022, il consigliere comunale Alessio Ruffino aveva proposto di intitolare una via di Modica a Peppe Drago, rivolgendosi all’Amministrazione comunale e alla Prefettura e chiedendo di superare, ove possibile, i tempi ordinari previsti dalla normativa.
La proposta, dunque, risale a più di quattro anni fa.
Oggi, trascorsi dieci anni dalla morte di Drago, il problema del termine temporale non si pone più nello stesso modo: è infatti venuto meno il vincolo dei dieci anni che rendeva necessaria una deroga. Il dibattito, però, è tornato d’attualità soltanto adesso, con nuove richieste e nuove proposte.
Il confronto tra le due vicende non deve necessariamente diventare una gara. Anzi, sarebbe sbagliato trasformare la memoria pubblica in una competizione su chi debba avere per primo una strada, una piazza o un belvedere. Le due figure appartengono a mondi diversi e hanno avuto ruoli diversi nella storia della città.
Il punto comune è un altro: in entrambi i casi esistono richieste di intitolazione che hanno attraversato gli anni e che, in momenti diversi, sono tornate all’attenzione pubblica. Passata la ricorrenza, l’attenzione però sembra affievolirsi e le procedure tornano nei cassetti amministrativi.
Perché una petizione di cittadini non è ancora un’intitolazione. Una proposta politica non è ancora una delibera. Una delibera non è ancora l’autorizzazione prefettizia, quando questa è necessaria. E un annuncio pubblico non è ancora un atto amministrativo.
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