Sbarco di luglio a Pozzallo, tre egiziani a processo come presunti scafisti

Sbarco di luglio a Pozzallo, tre egiziani a processo come presunti scafisti

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Si tornerà in aula il 15 gennaio per ascoltare i testimoni dell’accusa e per l’esame dei tre imputati. È la data fissata dal Tribunale collegiale di Ragusa (presidente Ignaccolo, a latere Rabini e Piscopo) al termine della prima udienza del processo a carico di tre cittadini egiziani, sospettati di aver guidato dalla Libia una piccola imbarcazione carica di migranti.

Devono rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo la Procura, i tre farebbero parte di un’organizzazione di trafficanti libici, con la disponibilità di armi, mezzi e strutture destinate al traffico di esseri umani, e avrebbero tratto profitto dalla traversata. Individuati dalle indagini successive allo sbarco, sono stati mandati a giudizio immediato.

I fatti risalgono al 10 luglio. La piccola imbarcazione era partita dalle coste libiche, diretta in Italia; è stata soccorsa dopo tre giorni di viaggio, senza più cibo e con poca acqua, dalla motovedetta della Guardia costiera Cp 325 a 43 miglia dal porto di Pozzallo. Lo sbarco intorno alle 8 del mattino. Oltre ai tre egiziani, a bordo c’erano altre 43 persone, in maggioranza originarie del Bangladesh: tutti uomini adulti, a eccezione di tre minorenni.

Moltissimi i casi di scabbia, alcuni dei quali complicati da sovrainfezione batterica; nessun dispositivo di sicurezza a bordo. A difendere i tre imputati, di fiducia, è l’avvocato Massimo Garofalo; nel corso della prima udienza il legale ha prodotto la documentazione di richiesta di protezione internazionale dei tre poco più che ventenni: l’eventuale rientro in Egitto li esporrebbe al pericolo di vita.

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