In Sicilia oltre una prima visita su cinque fuori dai tempi. All'Asp di Ragusa c'è il Percorso di tutela: come funziona.
Liste d’attesa, una visita su cinque fuori tempo: il rimedio poco noto dell’Asp
07 Nov 2026 09:00
In Basilicata il 99 per cento delle prenotazioni per le prime visite specialistiche rispetta i tempi massimi previsti. Nelle Marche il 94,7 per cento, nel Lazio il 92,3 e in Veneto il 90,5. In Sicilia ci si ferma al 77,8 per cento. Un anno prima era l’86,6. Mentre a livello nazionale la situazione registra un miglioramento, nell’Isola peggiora. Sono i risultati del monitoraggio dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), aggiornato al 30 settembre scorso. Anche per gli esami diagnostici le differenze sono considerevoli: il Veneto raggiunge il 97 per cento di rispetto dei tempi, la Campania il 95,8, la Basilicata il 95,1. La Sicilia si ferma al 72,3 per cento. In Basilicata l’85,4 per cento delle prescrizioni per le prime visite è classificato come programmabile, con un tempo massimo di 120 giorni. In Toscana questa categoria rappresenta appena il 4,1 per cento. Le percentuali complessive risentono quindi delle differenti classi di priorità e non permettono, da sole, di stabilire dove i pazienti vengano curati più rapidamente. Resta comunque un fatto: in Sicilia, nei primi nove mesi dell’anno, oltre una prenotazione su cinque per una prima visita non ha rispettato i tempi previsti.
Ma cosa può fare un cittadino quando il primo appuntamento disponibile supera il limite stabilito dalla prescrizione medica? Generalmente conosce due possibilità: aspettare oppure rivolgersi a uno specialista privato, pagando di tasca propria. Ne esiste una terza, meno conosciuta. Si chiama “Percorso di tutela” ed è uno strumento previsto per garantire l’accesso alle prestazioni sanitarie nei tempi stabiliti.
Il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa 2026-2028 conferma quattro classi di priorità. Le prestazioni urgenti devono essere garantite entro 72 ore, quelle brevi entro dieci giorni. Per le visite differibili il limite è di trenta giorni, sessanta per gli accertamenti diagnostici. Le prestazioni programmate hanno un termine massimo di 120 giorni.
Anche l’Asp di Ragusa dispone di un “Percorso di tutela”. Dal 10 agosto scorso è possibile presentare la richiesta online, utilizzando lo Spid o la carta d’identità elettronica. Occorrono la prescrizione medica, con l’indicazione della priorità, e una prenotazione effettuata attraverso il Cup che superi il limite previsto. La procedura riguarda le prime visite e i primi accertamenti diagnostici compresi nel Piano, non le visite di controllo.
L’azienda verifica i requisiti e, quando accoglie la domanda, individua una soluzione assistenziale, anche presso strutture private accreditate. Il cittadino sostiene soltanto l’eventuale compartecipazione alla spesa prevista dalla normativa. Non è invece previsto un rimborso automatico per chi decide autonomamente di rivolgersi a uno specialista privato.
Il sistema era operativo già prima della procedura digitale. Tra il 15 marzo e il 31 dicembre 2024, secondo i dati comunicati dall’Asp, furono presentate 845 istanze: 722 risultarono evase e 123 giudicate non appropriate. Per i primi trenta giorni di gennaio 2026 l’azienda ha successivamente riferito di 209 istanze evase, 27 in lavorazione e 85 ritenute non appropriate. Un’istanza evasa non dimostra necessariamente che la prestazione sia stata effettuata entro i termini. Servirebbe conoscere quante richieste abbiano prodotto effettivamente una visita o un esame, quanto tempo sia trascorso dalla domanda e quali specialità presentino le maggiori difficoltà. Non abbiamo individuato un bilancio pubblico complessivo e aggiornato al 2026 per la provincia di Ragusa.
C’è poi un problema che riguarda l’accessibilità del servizio. L’Asp ha previsto l’assistenza di farmacie, patronati e Ufficio relazioni con il pubblico per chi incontra difficoltà nella procedura digitale. È una misura importante. Ma quante persone conoscono l’esistenza del Percorso di tutela? Quante sanno di poterlo utilizzare quando una prenotazione supera i tempi previsti?
La questione non riguarda soltanto gli anziani o chi non possiede un’identità digitale. Riguarda il rapporto tra cittadino e servizio sanitario. Una persona che ha bisogno di una visita dovrebbe poter contare su un sistema capace di individuare una soluzione senza costringerla a conoscere norme, procedure e strumenti amministrativi.
Il nuovo Piano nazionale prevede anche meccanismi di presa in carico attraverso i Cup, affinché il cittadino non debba continuare a telefonare nella speranza che si liberi un appuntamento. Il principio è semplice: quando una prenotazione non può essere garantita nei tempi previsti, dovrebbe essere il sistema sanitario a farsi carico del problema.
Rubrica Fuori Casa di Antonio Casa
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