Sicilia e Calabria si allontanano: sotto lo Stretto si spezza la placca ionica. E il ponte?

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La Sicilia e la Calabria continuano ad allontanarsi, lentamente, di 0,5-0,8 millimetri l’anno. E proprio sotto la punta dello Stivale la placca ionica si starebbe frantumando. È quanto suggerisce uno studio guidato dall’Università dell’Oregon, al quale hanno partecipato anche l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Palermo, l’Università della Basilicata e l’Università di Bologna. La ricerca, ripresa dall’Ansa, è stata pubblicata sulla rivista Communications Earth & Environment.

La placca ionica è un segmento della più ampia placca africana e occupa il centro del Mar Ionio. Il sistema di faglie che corre sotto lo Stretto di Messina e il Mar Ionio è una delle zone geologicamente più complesse d’Europa: qui la placca africana si inabissa sotto quella eurasiatica, ed è questo movimento a spingere a poco a poco la Calabria lontano dalla Sicilia.

Per l’Isola non è una questione soltanto scientifica. L’area è tra le più attive del Paese e qui sono avvenuti alcuni dei terremoti più forti della storia italiana. Capire meglio che cosa accade in profondità può aiutare a migliorare la valutazione del rischio sismico in tutta la regione.

Il gruppo di ricerca guidato da Rebecca Dorsey ha prelevato campioni di sabbia dai terrazzi marini della Calabria: antiche linee di costa, simili a gradoni, che si sono sollevate nel corso di centinaia di migliaia di anni e oggi arrivano fino a mille metri sul livello del mare. Dalle analisi emerge che questi terrazzi si alzano da cinque a dieci volte più in fretta di quanto si pensasse e sono quindi più giovani di quanto ipotizzato finora.

Un risultato che rimette in discussione le spiegazioni date finora al sollevamento dei terrazzi e ne propone un’altra: proprio sotto la Calabria potrebbe essere in corso una lacerazione della placca ionica.

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