Qualcuno sveli il segreto della longevità negli Iblei

Uno studio dell’Università di Oxford, pubblicato dalla rivista Nature Medicine, ha dimostrato che una serie di fattori ambientali, tra cui lo stile di vita, ha un impatto maggiore sulla salute e sulla longevità rispetto alla predisposizione genetica. Gli scienziati hanno valutato l’influenza di 164 fattori ambientali e punteggi di rischio genetico per 22 malattie legate all’età e alla mortalità precoce. 
Dai risultati è emerso che i fattori ambientali sono responsabili del 17% della variazione nel rischio di morte, rispetto a meno del 2% attribuibile alla predisposizione genetica. Nell’aspettativa di vita il Dna conta pochissimo, determina soprattutto rischi come demenze e alcuni tumori. Questo spiega ciò che è successo negli ultimi due secoli: la vita media è quasi raddoppiata grazie ai fattori ambientali, visto che il nostro patrimonio genetico è rimasto più o meno lo stesso.

La maggior parte dei 25 fattori identificati sono noti: il fumo (21%), lo stato socioeconomico – come il reddito familiare, il lavoro, la casa di proprietà (19%) – l’attività fisica moderata (17%) e le condizioni di vita hanno il maggiore impatto sulla mortalità e sull’invecchiamento biologico. Completano il quadro: l’alimentazione (prodotti freschi e vegetali), sonno regolare (non meno di sette ore e non più di nove), le ore passate davanti a uno schermo, la convivenza con un partner, il luogo in cui viviamo, l’aria che respiriamo, le cure che riceviamo, l’umore. Chi è poco entusiasta della vita non campa molto, ma anche questa non è una novità.

La sorpresa riguarda soprattutto il ruolo cruciale dei primi anni di vita: contano il peso corporeo a 10 anni, il fumo materno intorno alla nascita, capaci di influenzare l’invecchiamento e il rischio di morte prematura addirittura 30-80 anni dopo. I primi anni di vita sono pertanto particolarmente importanti con un impatto forte sui decenni a venire, ma restano ampie possibilità di prevenire malattie di lunga durata e morte precoce con i comportamenti giusti.

Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, relativi al 2023, la provincia di Ragusa è prima in Sicilia per aspettativa di vita: 80,9 anni per gli uomini, 84,2 per le donne, risultato condiviso con Trapani. Leggermente inferiore ai numeri mediamente espressi in Italia, Paese tra i più longevi nel mondo occidentale: 81,1 anni per gli uomini, 85,2 per le donne.

In mancanza di uno studio scientifico su di noi, resta da capire quale sia il fattore che più determina la longevità nel nostro territorio. Proviamo a indovinarne qualcuno: viviamo di più perché siamo mediamente più ricchi dei nostri avi; l’aria è più pulita che altrove ma meno rispetto al passato; la dieta è iblea più che mediterranea, magari con un eccesso di farinacei. Di contro, a giudicare da come ci muoviamo, la nostra attività fisica predominante sembra cambiare la marcia delle auto.
Se è vero che contano i primi dieci anni di vita, in futuro le cose potrebbero cambiare. Gli anziani di oggi giocavano per strada con notevole dispendio energetico; oggi i nostri bambini non lo fanno e sono molto più in sovrappeso. Le mamme di una volta non fumavano, ora sì e la sigaretta elettronica è soltanto un paravento.   

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