Montalbano ha vinto il Festival di Sanremo

La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola

The days after. E non è cambiato un beatissimo nulla. Commento anche a freddo il Festival di Sanremo. In modo isterico-ossessivo-compulsivo. Perché? Mi sono calato tre tubi di clostebol. In segno di protesta per la sospensione di Sinner. E mi sento ancora nervoso.

Ebbene, il Festival dell’autotune italiano ci dice alcune verità essenziali. 

La prima. Non sempre chi arriva ultima lo merita. Marcella Bella (voto 7.5).

Grinta, talento e fruste. Ed ha l’età di mia madre!

Fantascienza e criogenesi. Un mistero anche per Elon Musk. La Tina Turner di Sant’Agata. E, diciamolo, la carezza al fratello Gianni è stato un esempio luminoso e delicato di come si possa “cantare” e accudire la fragilità altrui in un impulso autentico e in un cenno di puro sentimento senza effetto vetrina. Insomma, quella carezza sotto il palco, per me, è stata come una canzone di Cristicchi che ce l’ha fatta.

La seconda. Olly (voto 7) è stato bravo anche senza Benji. Simpatico. Gentile. Voce riconoscibile. Urla senza dare fastidio. Quindi non farà politica.

Avrebbero meritato di più altri (Giorgia, Brunori, per dire)? Non lo so. Io sono un boomer. Non ho la pretesa di decretare io (e il mio gusto vintage) la vittoria di una canzone nel 2025. Oggi l’intera macchina discografica sopravvive solo grazie agli adolescenti. Noi over usciamo dall’ibernazione una volta l’anno. Non possiamo pretendere di dettar legge dal ripiano di un congelatore.

La terza. Noemi (voto 7.5). A prescindere. Voce inconfondibile. Potrebbe cantare le circolari del Ministero della Pubblica Istruzione e farebbe comunque la sua porca figura. Elegantissima. Rossa. Noemi. Non sono solo parole.

La quarta. Brunori Sas (voto 7). È un bel tuffo nel passato. Se l’avessi ascoltato 35 anni fa, avrei pensato a Francesco De Brunori. Quasi. Cantautore figlio della relatività di Albert Einstein e di un tunnel spaziotemporale. Vincerà Sanremo. Sanremo 1988.

La quinta. Serena Brancale (voto 7). Personalità, voce, tradizione. Ritmo e sonorità già sentite. Per capire il testo ho chiesto aiuto all’intelligenza artificiale.

La sesta. Nino Frassica, voto 11. In confronto ad Alessia Marcuzzi è stato più spiritoso. Forse. E io l’ho trovato pure più sexi. Sto invecchiando.

La settima. Cristicchi (voto 6). Melodia banalotta, arrangiamento mediocre, interpretazione non memorabile. Il testo certamente di grande impatto. Ma la retorica ammiccante, che tenta di trasfigurare il dramma in poesia, resiste alla prova del tempo solo se sei Fedor Dostoevskij. 

L’ottava. Lucio Corsi (voto 7). Un personaggio amabile. Autentico e costruito ad un tempo. In questa stagione oscurantista, appare rivoluzionario, ma non così rivoluzionario come lo fu Topo Gigio cinquant’anni anni fa.

La nona. A vincere la millemillesima edizione del Festival della canzone italiana è stato Salvo Montabano. Al secondo posto i Duran Duran. Al terzo sono solo … cuoricini, cuoricini.

La decima. Se Alberto Angela avesse cantato “E ci sei adesso tu!”, mi sarei fatto biondo come Simon. Se si fosse tolto la giacca e la camicia e avesse mostrato i tatuaggi di Tony Effe, questo Sanremo sarebbe stato ricordato nei secoli.

Ma va bene anche così.

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