Ma davvero credete ancora alla morte di Franco Battiato?


“Houston! … qui Ragusa.”

La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola

Tutti gli esseri umani muoiono. Ma alcuni meno di altri.
Forse perché restano aggrappati tenacemente alla psicologia di chi rimane. Nell’immaginario profondo di chi vive. Nello spirito di archetipi e suggestioni imprendibili. Come note dall’eco inarrestabile. E persino molesto, a tratti.
La morte apparente di Battiato: psicosofia di un highlander. Oggi la tocco così. Battiato resiste. In uno spartito collettivo di arabeschi/armonie e labirinti/parole. Orditi orientali e africani in una chiave di violino così dannatamente sicana (più che sicula) e tuttavia così universalmente planetaria. In folate di filosofie e ritornelli in grado di sollevare le tende nel lungo deserto che ci rimane.

Sortilegio. Fioriscono in tutta Italia, in occasione del primo anniversario della non morte di Franco Battiato, omaggi, ricordi, celebrazioni, libri, rimpianti e nostalgie gravitazionali. Classiche ora e pop altrove.
Potrebbe mai essere casuale? Quale la ragione diversamente misteriosa di questa parabola antropologica? Battiato è la risposta. L’unica possibile. Per chi lo ha amato, per chi lo ha riscoperto, per chi lo ha snobbato e persino canzonato.

Omaggi. Anche a Ragusa. Mi piace segnalarne alcuni che ho intercettato per amabile caso. E coincidenza. Ove mai esistessero le coincidenze, dicendo Battiato.
Dal 18 maggio, per tre giorni, la Biblioteca diocesana ha organizzato al Vescovado eventi in memoria del cantautore e compositore terrestre. Il programma ha un titolo evocativo “Torneremo ancora”. Allude all’ultimo brano di Battiato, visto un po’ come il suo testamento spirituale, che pertanto non è un testamento ma un arrivedersi.
Nella posizione di psicologo e psicoterapeuta laico (con ascendente cattolico), apprezzo particolarmente l’indole dell’iniziativa di una diocesi religiosa.
È il riconoscimento di un fatto esistenziale: Battiato non è stato solo un musicista o un artista in senso lato, ma un uomo che ha vissuto un sentiero di ricerca spirituale, vagando sui campi più colorati e funambolici: da quello cristiano a quello induista, dal buddismo al sufismo.

Si è inteso omaggiare un sommo maestro, che ha lasciato una traccia d’abisso nella nostra terra e nella nostra cultura. La liturgia ha previsto e prevede diversi passaggi e momenti in meraviglia: la presentazione del libro “La scomparsa misteriosa e unica di Franco Battiato”, l’esibizione dell’orchestra di alunni di una scuola che hanno suonato alcuni temi della musica di Battiato, lo spazio alla pittura e alle arti figurative (“I colori della musica”), il racconto dello speciale rapporto che il musicista tesseva con il territorio ibleo, il concerto che propone “Il padrone della voce” (con una voce narrante e proiezioni video), un incontro sul tema “La spiritualità nell’opera di Franco Battiato”, il concerto-tributo della cover band “Musikanten.

Il programma delle commemorazioni prevede infine un momento indimenticabile e, per certi versi, inatteso: l’apparizione di Franco Battiato, che con movenze e danze, si prenderà gioco degli astanti. E negli anni a seguire, sarà per sempre l’ironia del sorriso e l’ombra della luce.

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