Iblea Acque, lo “stagno” delle nomine: tra curricula ignorati e giochi di potere

La nomina del nuovo amministratore unico di Iblea Acque, la società consortile che gestisce il servizio idrico integrato in provincia di Ragusa, si sta trasformando in un caso politico dai contorni sempre più torbidi. Anche l’ultima assemblea dei sindaci che si è svolta oggi, si è chiusa con un nulla di fatto: decisione rinviata al 2 ottobre, ufficialmente per “ulteriori approfondimenti” sui curricula. In realtà, dietro l’ennesima fumata nera pare si nasconda un braccio di ferro che nulla ha a che vedere con la qualità della gestione dell’acqua, ma molto con equilibri di potere, veti incrociati e logiche di corrente.

Un concorso di prestigio ridotto a terreno di scontro

Le candidature arrivate erano ben 29, con profili di altissimo livello, molti dei quali radicati nel territorio e fortemente qualificati sul piano tecnico. Eppure, questi curricula sono rimasti sul tavolo come carte scomode. In particolare, figure come Giancarlo Migliorisi o Giorgio Cerruto, valutati da diversi osservatori come nettamente superiori per competenze ed esperienza ma di chiara natura politica, sembrano non incontrare i favori del sindaco di Ragusa, Giuseppe Cassì, che presiede il comitato di selezione e ha già nominato i revisori dei conti dell’ente e che propend per nomine più tecniche e non ragusane.

Cassì contro Forza Italia: due strategie inconciliabili

Le indiscrezioni infatti raccontano di una partita che va ben oltre i curricula. Da un lato, un gruppo di sindaci vicini a Forza Italia – tra cui Monisteri, Leontini, Schembari e Fidone – che spinge per soluzioni “territoriali” e politiche come quelle appunto di Migliorisi o di Giorgio Cerruto (quest’ultimo con un background a metà fra tecnico e politico). Dall’altro, Cassì, che sembra guardare ad altri nomi – Stefano Guccione, Giacomo Antronaco, Maurizio Miliziano e Alessandro Corradi – espressioni non locali e quindi più graditi alla sua linea politica. L’ipotesi del sindaco Cassi peraltro sembra trovare il sostegno dei sindaci del centro sinistra.

Lo spettro di un nuovo caso Poidomani

La questione diventa ancora più delicata alla luce della gestione precedente: l’incarico all’ingegnere Franco Poidomani, costato circa 95mila euro l’anno, era stato già macchiato da un parere giuridico che ne evidenziava l’incompatibilità. Proprio per questo la nuova nomina dovrebbe rappresentare un’occasione di svolta, improntata a trasparenza e merito. Invece, lo spettacolo che emerge è quello di un teatro di veti, rinvii e manovre di palazzo.

La posta in gioco: acqua o potere?

La vera domanda che oggi si pongono cittadini e osservatori è semplice: si sceglierà davvero per il bene del servizio idrico e del territorio o prevarrà ancora una volta la logica della spartizione politica? Perché dietro la nomina dell’amministratore di Iblea Acque non si decide soltanto chi guiderà una società strategica, ma si misura anche la credibilità di un’intera classe dirigente. Il 2 ottobre, dunque, l’assemblea tornerà a riunirsi. Al fine di evitare l’ennesimo rinvio e l’ennesima brutta figura agli occhi della opinione pubblica, pare che ci si stia già organizzando per una riunione preliminare in cui definire con certezza chi nominare il 2 ottobre. Ma la sensazione è che non sarà un confronto sui meriti professionali, bensì l’ennesimo atto di un copione già scritto: quello di una politica che, persino sull’acqua, preferisce calcoli di potere alla competenza.

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