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Gasolio alle stelle e la Sicilia in rivolta: pesca e trasportatori minacciano il blocco dello Stretto
21 Apr 2026 17:25
La tensione nel comparto della pesca e dei trasporti siciliani raggiunge un nuovo livello. La Federazione armatori siciliani ha inviato una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiedendo la convocazione urgente degli Stati Generali della pesca e l’introduzione di un prezzo massimo per il gasolio destinato alle imbarcazioni.
Una richiesta che arriva in un clima sempre più acceso e che potrebbe sfociare in azioni di protesta clamorose nei prossimi giorni.
L’ultimatum degli armatori: “Risposte entro il 26 aprile o bloccheremo lo Stretto”
Il presidente della Federazione armatori siciliani, Alfio Fabio Micalizzi, ha lanciato un vero e proprio ultimatum al governo.
Secondo Micalizzi, il settore è ormai al collasso a causa dell’aumento insostenibile del costo del carburante, che in Sicilia può arrivare fino a 1,60 euro al litro per le imbarcazioni. Una situazione definita “insostenibile” e attribuita alla crisi energetica internazionale.
La richiesta è chiara: una risposta da parte del governo entro il 26 aprile. In caso contrario, gli armatori sono pronti a una protesta senza precedenti con il blocco dello Stretto di Messina previsto per il primo maggio.
Il rischio paralisi: “Senza interventi il comparto è destinato a morire”
Secondo la Federazione, il settore della pesca rischia una crisi irreversibile. I costi del carburante stanno mettendo fuori mercato le imprese siciliane, impossibilitate a sostenere le spese operative.
Micalizzi sottolinea come il problema non sia più solo economico ma strutturale, con conseguenze dirette sulla sopravvivenza delle aziende del settore.
La protesta, nelle intenzioni degli armatori, non si fermerebbe al blocco dello Stretto. In assenza di risposte concrete, si valuta anche una misura estrema: il trasferimento delle imbarcazioni sotto bandiere estere, come Malta o Tunisia, dove il costo del gasolio è drasticamente inferiore.
Il confronto con il governo e il nodo trasporti in Sicilia
Parallelamente alla crisi della pesca, si accende anche la protesta del comparto trasporti. Il portavoce del Comitato dei trasportatori siciliani, Salvatore Bella, attende l’esito dell’incontro previsto a Roma al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
L’obiettivo è ottenere un sostegno economico per ridurre il costo dei collegamenti marittimi, considerati ormai insostenibili per le imprese siciliane.
La richiesta avanzata è di circa 100 milioni di euro l’anno, risorse che secondo i rappresentanti del settore potrebbero essere reperite attraverso i fondi ETS legati alle politiche ambientali europee.
“Senza soluzioni, pronti a fermarci di nuovo”
Il messaggio dei trasportatori è altrettanto chiaro: senza risposte concrete, la protesta riprenderà.
Il costo dei traghetti, aumentato in modo significativo, sta incidendo pesantemente sulla competitività delle imprese siciliane, che denunciano una perdita economica insostenibile per ogni tratta.
Sicilia tra tensione sociale e rischio blocco strategico
La possibile chiusura dello Stretto di Messina rappresenterebbe uno scenario critico non solo per la Sicilia ma per l’intero sistema logistico nazionale. Il collegamento tra l’isola e la penisola è infatti un nodo strategico per trasporti, merci e mobilità.
In questo contesto, la richiesta di un intervento immediato del governo appare sempre più urgente, mentre cresce la tensione tra categorie produttive e istituzioni.
Le prossime ore decisive per evitare l’escalation
Tutto ora dipende dalle prossime mosse del governo. Gli operatori del settore attendono segnali concreti entro pochi giorni, mentre lo spettro di una protesta su larga scala resta sempre più concreto.
La Sicilia si trova così al centro di una doppia emergenza: il caro carburante per la pesca e l’aumento dei costi dei trasporti marittimi, due fattori che rischiano di paralizzare interi comparti produttivi.
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