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Due scosse di terremoto il 5 ed il 7 ottobre. La Sicilia sud-orientale sussulta.
07 Ott 2026 10:46
Due scosse di terremoto di lieve entità avvertite con i sistemi di monitoraggio continuo della sismicità nazionale curati dall’osservatorio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Entrambe interessano la costa ragusana e la costa siracusana: la prima il 5 ottobre nell’area di Cava d’Aliga, frazione di Scicli, con magnitudo 2.3, a 6.8 chilometri di profondità ed alla distanza di 19 chilometri e la seconda il 7 ottobre nell’area di Siracusa con magnitudo 2, profondità 11.9 ed a 81 chilometri di distanza.
Dalle magnitudo rilevate, di scala Ritcher, le due scosse si incasellano nella griglia dei terremoti molto leggeri generalmente non avvertiti dalla popolazione e quindi con nessun danno per persone e cose ma che vengono puntualmente registrati dai sismografi. Nessuna paura, nessuna apprensione ma tanta attenzione in un territorio ad alto rischio per l’esistenza della linea di faglia Ragusa-Scicli che taglia longitudinalmente l’Altopiano Ibleo. In particolare nella contrada Imbastita-Zagarone, nella zona sud est dell’abitato di Scicli, esiste un’estesa sella morfo-tettonica il cui sviluppo è legato ad importanti strutture tettoniche di età quaternaria. Un’area, quella sciclitana, attenzionata con rilievi che hanno interessato non solo questa parte del centro abitato ma anche e soprattutto la più importante struttura tettonica dell’altopiano ibleo. Questa struttura è la ben conosciuta “Faglia Ragusa-Scicli”, a rischio sismico, ricadente nel Plateau Ibleo, da tempo considerato parte della crosta continentale africana, ubicato nella parte sud-orientale dell’isola di Sicilia. La conoscenza, sullo stato del terreno e dei rischi sismici che insistono sul territorio ragusano, è riconducibile anche alle numerose trivellazioni petrolifere effettuate negli anni ‘50-‘70 del secolo scorso che hanno permesso di avere un’adeguata “lettura” di questa vasta area dell’isola.
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