Appello al vescovo di Noto Salvatore Rumeo. Si chiede dignità per i defunti seppelliti in un edifico del vecchio cimitero di Modica.

Quasi dieci anni. E’ il tempo stimato da centinaia di famiglie impossibilitati a poter visitare i propri cari seppelliti nella parte del cimitero cittadino di Modica, preesistente all’ala nuova. Anni di attese, di appelli e di promesse. Ora un ennesimo, con una lettera aperta. Stavolta è rivolto al vescovo di Noto, mons. Salvatore Rumeo. A firmarla Piergiorgio Barone, un cittadino modicano. Uno scritto lungo che racconta la storia del dissesto dell’immobile della Cooperativa funeraria Di Vittorio con i suoi circa 4.000 loculi. L’area è transennata perchè a rischio crolli. “Non più un fiore, non più una lampada o una candela; non più una preghiera o un bacio dinanzi a quelle lapidi – scrive Piergiorgio Barone al vescovo Rumeo – con raccolte di firme, richieste di incontri, mail pec, lettere raccomandate, ci siamo rivolti al precedente sindaco Ignazio Abbate, all’attuale sindaca Maria Monisteri e, due anni fa, anche alla commissaria straordinaria Domenica Ficano. E poi ancora agli assessori al ramo. Per chiedere un intervento di recupero e di salvaguardia. Solo il Genio Civile è intervenuto ed ha ordinato al Comune un transennamento che doveva essere di tutto l’adiacente viale San Massimo e che, invece, il sindaco Abbate chiuse per metà, cioè un metro e mezzo, come se l’eventuale crollo di una struttura di 12/15 metri di altezza non interessasse il resto del viale”.

Il cittadino estensore dell’appello al vescovo netino individua anche le presunte responsabilità di questo stato. “Si è arrivato a ciò per l’incuria della Società cooperativa Di Vittorio che doveva gestirla e che è stata smantellata nei suoi organi amministrativi – scrive Piergiorgio Barone – con la vendita dei loculi nulla era stato ammortizzato, messo da parte, per interventi ordinari e straordinari. E l’amministrazione comunale che non ha controllato l’operato”. Nella lunga missiva-appello il firmatario in ultimo individua una soluzione per venire a capo della questione. “Se il Comune è in dissesto, può apportare varianti al contratto con la ditta SCM che gestisce la parte nuova del cimitero. Può proporre un ‘baratto’ come potrebbe essere la concessione del suolo con la messa in sicurezza della Di Vittorio” – suggerisce ed in ultimo chiede che il prelato netino si faccia “garante non solo della dignità di chi ancora vive e respira, ma anche di chi onoriamo nel ricordo del fare e dei sentimenti. Speriamo che la sua azione

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