Dal 16 ottobre si fermano i Tir in Sicilia: per Vittoria e la provincia rischia di essere un terremoto economico

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Dal 16 ottobre i camion siciliani spengono i motori. Il fermo dei Tir in Sicilia è ormai ufficiale, anzi doppio. Per una provincia come la nostra, che vive di serre e ogni notte manda pomodori, peperoni e ortaggi verso Milano, Verona e Napoli, non è una notizia che riguarda solo gli altri.

Il primo fermo l’ha proclamato all’unanimità la sezione Trasporti di Confindustria Catania. I mezzi restano fermi dalla mezzanotte del 16 a quella del 22 ottobre e, senza risposte, la protesta andrà avanti a oltranza. Il secondo è del Comitato dei trasportatori siciliani, coordinato da Salvatore Bella, che riunisce le sigle Aitras e Aias. È più breve, dal 16 al 20 ottobre, ma colpisce il punto più delicato: niente blocchi stradali, ma operazioni ferme nei porti, con i semirimorchi lasciati a bordo delle navi.

Perché il fermo dei Tir in Sicilia: gasolio e traghetti

Il nodo è il conto del carburante. Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica citati da Confindustria, il gasolio per autotrazione costa circa 35 centesimi al litro in più rispetto a febbraio e a settembre ha superato i 2,16 euro. Per un mezzo pesante che percorre centomila chilometri l’anno sono oltre 8 mila euro in più in otto mesi.

Per chi lavora su un’isola c’è poi il mare. Gli armatori scaricano sulle tariffe dei traghetti gli oneri del sistema europeo Ets e gli adeguamenti carburante, e così lo stesso viaggio viene pagato due volte. Le imprese chiedono la liquidazione della prima annualità del Sea Modal Shift, che doveva arrivare entro luglio, un calendario certo per la seconda e un tavolo permanente sull’insularità. La presidente della sezione, Sonia Nicosia, riconosce alla Regione di aver stanziato risorse, ma ricorda che parte di quei soldi aspetta ancora il via libera di Bruxelles.

Vittoria e l’ortofrutta: il rischio è nei giorni

Nel Ragusano l’autotrasporto è fatto in gran parte di piccole imprese al servizio dell’ortofrutta. Già a fine settembre, raccontando i conti dei padroncini vittoriesi, avevamo scritto che un viaggio andata e ritorno Vittoria-Milano brucia circa mille litri di gasolio. Molti camion partono anche mezzi vuoti, perché il caldo ha ridotto la produzione.

Il Comitato avverte che la grande distribuzione ha in media due giorni di autonomia, poi i banchi si svuotano. Per la merce deperibile che parte dalle serre iblee, una settimana di stop pesa sia sulle consegne sia sui prezzi pagati ai produttori. Durante il fermo, assicura Confindustria, saranno garantite le prestazioni indispensabili previste dalla legge.

C’è ancora una settimana per trattare. Entrambe le sigle si dicono pronte a sospendere tutto se arriveranno risposte concrete. Fino ad allora, nelle aziende di Vittoria si fanno i conti con il calendario.

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