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Nel ragusano i redditi non passano soltanto dagli stipendi
03 Ott 2026 12:07
Lunedì scorso, ragusaoggi ha ripreso una notizia secondo cui Ragusa è ultima in Italia nella classifica degli stipendi dei settori privati elaborata dall’Osservatorio JobPricing. La Rga, acronimo di Retribuzione globale annua media, è stimata in 26.853 euro. Milano supera invece i 40 mila euro.
Sui social, i nostri più attenti lettori hanno chiesto qualche approfondimento sull’argomento. La Rga di JobPricing comprende la retribuzione annua lorda fissa più l’eventuale componente variabile, come premi e bonus. Non è la media delle buste paga registrate dall’Inps: JobPricing utilizza un proprio database retributivo e modelli statistici per stimare i livelli salariali del mercato. I dati Istat-Inps sono, infatti, molto diversi. Nel 2023 la retribuzione media annua dei dipendenti privati non agricoli della provincia di Ragusa è stata di 15.590 euro lordi, contro 17.135 euro in Sicilia e 23.630 euro in Italia. Pertanto i due numeri non sono direttamente confrontabili, perché cambiano metodologia e platea. Certamente portano nella stessa direzione: nel ragusano il lavoro dipendente è poco remunerato.
Questo dato diventa più interessante se confrontato con l’occupazione. Il tasso di occupazione tra 20 e 64 anni in provincia di Ragusa è del 64,6%, non lontanissimo dal 67,1% nazionale e molto più alto di quello di diverse altre province meridionali. Quindi Ragusa non è una provincia dove si lavora poco. Soltanto che, mediamente, si guadagna poco. Una parte della spiegazione è nella struttura dell’economia locale. Agricoltura, commercio, costruzioni, turismo, ristorazione e piccola impresa hanno un peso molto elevato. Sono settori nei quali salari, stagionalità e part-time incidono molto più che nelle economie fondate su industria avanzata, servizi finanziari, tecnologia o grandi aziende. Di conseguenza il numero di giornate lavorate pesa. Secondo l’Istituto centrale di statistica, nel 2023 i dipendenti ragusani risultavano retribuiti mediamente per circa il 72% delle 312 giornate teoriche annue, contro quasi il 79% della media italiana. Meno giornate retribuite: retribuzione annuale più bassa.
C’è poi il peso del lavoro autonomo e della microimpresa. Nel ragusano le imprese individuali sono più di metà del totale delle sedi d’impresa. Una parte consistente del reddito prodotto sul territorio non passa attraverso la busta paga di un dipendente, ma attraverso redditi d’impresa, professionali e autonomi. Un controsenso, se pensiamo che nel 2024 Ragusa è stata tra le province italiane con la maggiore crescita del reddito disponibile delle famiglie. Magari non significa che sia diventata ricca, ma dimostra che la condizione economica delle famiglie non dipende soltanto dagli stipendi privati.
Ma quanto incide il lavoro nero? Di certo non poco, soprattutto in alcuni settori. Ma non ci sono numeri precisi a quantificarlo, per cui usarlo come spiegazione principale sarebbe arbitrario. I dati disponibili indicano invece qualcosa di più concreto: molti ragusani lavorano, ma una parte consistente lavora per pochi mesi, poche giornate, part-time o in comparti a bassa remunerazione. E molti altri producono reddito fuori dal lavoro dipendente, attraverso attività autonome e piccole imprese. La domanda, allora, non è soltanto perché gli stipendi siano così bassi ma un’altra: se le buste paga, soprattutto nei settori del privato, sono tra le più leggere d’Italia, da dove arriva il resto del reddito delle famiglie ragusane?
Una risposta, almeno in parte, è che la busta paga racconta solo una porzione dell’economia ragusana. Il territorio ha un peso molto elevato di lavoro autonomo, imprese individuali e piccole attività; a questo si aggiungono pensioni, trasferimenti e redditi da patrimonio. Il reddito disponibile delle famiglie, che comprende tutte queste componenti, nel 2024 è cresciuto a Ragusa del 5,55%, secondo incremento tra le province italiane. Resta invece impossibile stabilire con precisione quanto pesi il lavoro sommerso: anche qui non esiste una stima provinciale sufficientemente affidabile per trasformarlo in una percentuale.
I numeri suggeriscono, quindi, una conclusione più semplice: nel ragusano il reddito delle famiglie non passa soltanto dallo stipendio. Non può essere, perché proprio gli stipendi dei dipendenti sono uno degli anelli più deboli dell’economia locale.
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