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Ragusa è ultima in Italia per stipendi: in provincia si guadagnano appena 26.853 euro l’anno
28 Set 2026 13:23
Ragusa torna in fondo alla classifica degli stipendi italiani. E questa volta il dato è ancora più netto: la provincia iblea è l’ultima tra le province italiane per retribuzione globale annua media, con 26.853 euro. Un dato che racconta, più di molte altre statistiche, la fragilità del mercato del lavoro locale e la distanza che continua a separare il territorio ibleo dalle aree economicamente più forti del Paese.
La fotografia arriva dall’edizione 2026 del Geography Index Report dell’Osservatorio JobPricing, che mette a confronto le retribuzioni nelle regioni e nelle province italiane. La RGA, Retribuzione Globale Annua, comprende la componente fissa e quella variabile della retribuzione.
E se Milano supera i 40 mila euro l’anno, arrivando a una media di 40.055 euro, Ragusa si ferma a 26.853. In mezzo ci sono realtà come Trieste, Bolzano, Roma e Bologna, tutte ampiamente sopra i 35 mila euro. La distanza è dunque enorme: tra la provincia italiana dove gli stipendi medi sono più elevati e quella iblea ci sono oltre 13 mila euro lordi all’anno.
Non è soltanto Milano a correre. La parte alta della graduatoria è fortemente concentrata nel Nord Italia, con una presenza particolarmente consistente di province lombarde ed emiliane. La prima provincia del Mezzogiorno è Cagliari, al 42° posto. In coda, invece, compaiono Matera, Crotone e, appunto, Ragusa.
La Sicilia tra le regioni con gli stipendi più bassi
Il dato provinciale si inserisce in un quadro regionale altrettanto difficile. La Sicilia registra una Retribuzione Globale Annua media di 29.482 euro, ben distante dalla Lombardia, prima con 36.331 euro. Tra le regioni con le retribuzioni più basse figurano anche Basilicata e Calabria.
Ma c’è un altro elemento che rende ancora più significativo il dato siciliano: negli ultimi dieci anni l’aumento degli stipendi non è riuscito a tenere il passo con quello dei prezzi. Secondo il report, tra il 2015 e il 2025 la Sicilia ha registrato una perdita di potere d’acquisto del 13,1%, una delle più elevate del Paese.
In altre parole, non soltanto in Sicilia si guadagna meno: anche quello che si guadagna vale, in termini reali, meno rispetto a dieci anni fa.
Ragusa, un problema che viene da lontano
Il dato del 2026 non rappresenta quindi un episodio isolato. Già nell’edizione precedente del Geography Index Report Ragusa risultava in fondo alla graduatoria nazionale, con una RGA media di 25.867 euro. Era preceduta da Crotone e Cosenza.
La nuova rilevazione porta la media iblea a 26.853 euro, ma non cambia la posizione relativa: Ragusa resta in coda alla classifica.
Il numero va naturalmente letto tenendo conto della struttura del mercato del lavoro locale. Lo stesso Osservatorio JobPricing sottolinea come le retribuzioni territoriali siano condizionate dal tessuto economico-produttivo, dalla composizione occupazionale e dalla presenza di grandi imprese, multinazionali e professioni a maggiore valore aggiunto.
Ed è proprio qui che il dato ragusano diventa particolarmente interessante: non racconta semplicemente quanto viene pagato un lavoratore, ma fotografa il tipo di economia che esiste in un territorio.
Il paradosso del caro vita
La classifica contiene però anche un’altra sorpresa. Avere gli stipendi più alti non significa automaticamente avere il maggiore potere d’acquisto.
A livello regionale, infatti, Lombardia, Emilia-Romagna e altre aree economicamente forti hanno visto una parte significativa della crescita salariale assorbita dall’inflazione. Al contrario, Marche e Molise sono le uniche due regioni che, nel confronto 2015-2025, hanno mantenuto un saldo non negativo tra crescita delle retribuzioni e aumento dei prezzi.
Il caso di Ragusa resta però particolarmente significativo perché parte da una base salariale molto più bassa.
26.853 euro lordi di retribuzione globale annua media: è questo il numero che oggi fotografa la provincia iblea. E racconta una distanza che non è soltanto geografica da Milano, Bologna o dalle altre province del Nord, ma soprattutto economica.
Una distanza che significa meno capacità di spesa, minori opportunità di crescita professionale e, per il territorio, la difficoltà di trattenere competenze e giovani lavoratori in un mercato nel quale le differenze salariali continuano a pesare sulle scelte di vita.
Ma con stipendi così bassi, viene da chiedersi: come si costruisce una vita, come si programma un futuro? Certo, vivere a Ragusa costa meno che vivere a Milano e il confronto non può essere fatto soltanto guardando la cifra in busta paga. Ma anche il costo della vita, alla fine, è proporzionato al territorio: affitti, abitazioni, servizi, automobili, carburante, bollette e spese quotidiane incidono comunque sui bilanci familiari. E soprattutto ci sono spese e aspirazioni che non conoscono differenze territoriali. Una casa, una famiglia, i figli, un’auto, una vacanza, la possibilità di mettere qualcosa da parte o di costruire un progetto personale hanno un costo. Il problema, dunque, non è soltanto quanto costa vivere a Ragusa, ma quanto resta davvero in tasca a chi lavora e quanto quella cifra consenta di immaginare un futuro.
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