Gasolio alle stelle, la crisi della pesca torna a bussare ai porti di Scoglitti e Pozzallo

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Per un peschereccio siciliano un’uscita in mare costa oggi circa 1.500 euro di gasolio, mentre il pescato ne rende più o meno 2.000. Tolti equipaggio, manutenzione e ghiaccio, il margine è quasi nullo. È questo il conto che in queste ore rimbalza da Porto Empedocle a tutta l’isola e che riguarda da vicino anche le marinerie iblee, Scoglitti, Pozzallo e Donnalucata.

Caro gasolio, perché la pesca paga più di tutti

Il carburante per la pesca oscilla oggi tra 1,30 e 1,70 euro al litro. Secondo Confcooperative Agroalimentare e Pesca, i rincari arrivano fino al 200% rispetto ai livelli precedenti. Vent’anni fa il gasolio pesava per il 20-30% sui costi di un peschereccio, oggi supera il 60%. Facciamo l’esempio di un’imbarcazione media da 350 kW che lavora 140 giorni l’anno: brucia fino a 180 mila litri, cioè circa 45 mila euro in più all’anno. Il risultato è un profitto lordo che si riduce del 25-30%. C’è poi un paradosso. Il tetto al prezzo dei carburanti deciso da Eni vale per la rete stradale, ma non nei porti dove si riforniscono i pescherecci. Chi guida un’auto ha un paracadute, chi va per mare no.

La protesta: da Porto Empedocle allo Stretto

A Porto Empedocle gli armatori hanno annunciato che le barche resteranno ormeggiate: per loro è meglio fermarsi che indebitarsi. Altre marinerie minacciano di bloccare lo Stretto di Messina se la Regione non interverrà in fretta. È il secondo fronte aperto in poche settimane, dopo quello degli autotrasportatori.

Le marinerie iblee avevano già dato l’allarme a marzo

Per la provincia di Ragusa non è una novità. A fine marzo Scoglitti e Pozzallo erano tra i porti in stato di agitazione, insieme a Sciacca, Licata, Porto Empedocle, Portopalo, Siracusa e Catania. I pescatori pozzallesi erano andati fino a Sciacca per manifestare. Allora il gasolio aveva appena superato 1,10 euro al litro, quasi il doppio rispetto ai mesi precedenti. Le richieste erano chiare: fondi regionali ed europei, prestiti ponte senza interessi tramite l’Irfis e un fondo di solidarietà. Sei mesi dopo il prezzo è salito ancora.

Cosa ha deciso oggi la Regione

Ieri, 30 settembre, la commissione Attività produttive dell’Ars ha dato parere favorevole ai decreti che distribuiscono 15 milioni di euro previsti dalla legge regionale 13/2026:

  • 10 milioni per l’agricoltura, con un rimborso fino al 70% del maggior costo del gasolio agricolo tra marzo e giugno 2026 e un tetto di 50 mila euro per azienda;
  • 5 milioni per la pesca, destinati agli armatori della pesca professionale, compresa la piccola pesca artigianale, con barche iscritte negli uffici marittimi siciliani.

Questi aiuti si aggiungono al bando di settembre, finanziato con 12,1 milioni di fondi europei Feampa e 5 milioni del bilancio regionale. Gli armatori però li considerano insufficienti se non arrivano subito. C’è infine chi fa notare un’altra falla. I sostegni vanno alle imprese, e i marinai e i dipendenti del settore restano senza alcun ristoro. Il presidente della Regione, Renato Schifani, parla di aiuti a «due settori fondamentali». L’assessore Luca Sammartino chiede a Roma di fare la sua parte, perché la Sicilia non può pagare da sola il costo dell’insularità. Nei porti iblei la domanda è una sola: i soldi arriveranno prima che le barche restino ferme?

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