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VIDEO | Il funambolo nel cielo di Ragusa: la Vallata Santa Domenica torna ai ragusani
27 Set 2026 21:13
Per un pomeriggio Ragusa ha guardato la sua Vallata da un’altra prospettiva. Non più come quello spazio verde che scorre sotto i ponti e che per anni è rimasto quasi invisibile nella vita quotidiana della città, ma come un luogo da attraversare, esplorare, fotografare, ascoltare e finalmente vivere.
Il momento più spettacolare è arrivato alle 18, quando Giuseppe Di Bella ha camminato sospeso nel vuoto sulla slackline tesa tra i ponti, affrontando circa 130 metri tra Ponte San Vito e Ponte Cappuccini. Sotto di lui la Vallata Santa Domenica, intorno centinaia di persone. Un filo sottile nel cielo e, per qualche minuto, gli occhi di tutti rivolti verso l’alto.
L’esibizione, offerta da Ricca IT e accompagnata dalle percussioni dal vivo di Salvo Cirrincione, è stata il momento simbolico di una giornata che aveva però un significato molto più ampio. Perché mentre il funambolo attraversava la Vallata dall’alto, sotto di lui i ragusani stavano facendo qualcosa che fino a ieri sembrava quasi impossibile: camminare dentro quel luogo che avevano sempre avuto sotto gli occhi.
C’era chi percorreva i sentieri, chi si fermava a fotografare gli scorci tra le pareti della Cava, chi ascoltava le spiegazioni degli esperti, chi partecipava ai laboratori e chi semplicemente passeggiava, guardandosi attorno. Famiglie, bambini, curiosi e cittadini hanno occupato uno spazio che per lungo tempo era rimasto estraneo alla fruizione quotidiana.
Ed è forse proprio questa la vera immagine della giornata. Non soltanto il funambolo sospeso tra due ponti, ma la gente che cammina nella Vallata e scopre un pezzo della propria città che era sempre stato lì.
La giornata è stata costruita proprio per accompagnare questa riscoperta. Archeologia e natura si sono incontrate nel laboratorio “La Memoria nella Roccia”, mentre il “Passaporto della foglia” ha portato soprattutto i più piccoli a osservare la vegetazione e raccogliere tracce del paesaggio. Con “Plasmare il tempo”, invece, si è viaggiato indietro nella storia attraverso le antiche tecniche della ceramica.
Spazio anche alle discipline aeree con “Il primo volo”, alla falconeria con “Il volo del Falco”, al tiro con l’arco, al trekking e alle attività dedicate alla storia e alla civiltà della Cava. Yoga e Nordic Walking hanno proposto invece un modo più lento per attraversare e vivere questo spazio.
La Vallata ha raccontato se stessa anche attraverso le immagini della mostra fotografica “La Vallata nel tempo” di Giorgio Colosi e Piero Murè, le proiezioni “Ti racconto la Vallata…”, i racconti del cantastorie Gianni Rivela e la musica di “Canti delle lingue sommerse” di Saro Tribastone e Angela Albanese. C’è stato anche spazio per OpenArt, con la pittura sociale.
E in serata, dopo il rinvio deciso ieri sera a causa della pioggia, il programma si è concluso con il concerto di Giovanni Caccamo
Ma il concerto, i laboratori e soprattutto il funambolo sono stati anche un modo per attirare lo sguardo su qualcosa che resterà dopo l’evento. La Vallata Santa Domenica non è stata soltanto lo scenario di una manifestazione: è stata riconsegnata alla città.
Per decenni i ragusani hanno attraversato i ponti sopra di essa senza poter scendere. L’hanno vista da lontano, spesso senza conoscerla davvero. Oggi hanno potuto percorrerla.
E mentre Giuseppe Di Bella avanzava lentamente sospeso nel vuoto, la Vallata era piena di persone. È stata questa, forse, la fotografia più importante della giornata: un luogo che era sempre stato lì, nel cuore della città e sotto gli occhi di tutti, finalmente diventato un luogo della città. Foto di Emanuele Tumino da Facebook

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