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Il 26 settembre 1902 ci fu la grande alluvione di Modica: 124 anni dopo, cosa ci insegna quella tragedia
26 Set 2026 11:58
Ci sono date che appartengono alla memoria di una città. E ce ne sono alcune che, oltre a essere ricordate, devono continuare a interrogare il presente. Per Modica, il 26 settembre 1902 è una di queste.
Centoventiquattro anni fa la città fu travolta da una delle più drammatiche calamità della sua storia. Una tragedia che provocò 112 vittime, distrusse abitazioni e attività e cambiò per sempre il volto della città. Per 24 ore la pioggia cadde senza sosta. Poi, alle 4.20 del mattino, l’acqua arrivò con una violenza impressionante. I torrenti Pozzo dei Pruni e Janni Mauru si riversarono nel cuore della città, trasformandosi in una massa d’acqua devastante.
In pochi minuti Modica venne sconvolta. Il Ponte della Catena crollò, l’acqua invase l’atrio di Palazzo San Domenico fino a raggiungere diversi metri di altezza, l’alveo coperto di piazza San Domenico cedette sotto la pressione della piena e il fango invase Santa Maria. Case, botteghe e strade furono travolte. Centododici persone persero la vita. Intere famiglie vennero distrutte. Fu la più grave catastrofe subita dalla città dopo il terremoto del 1693.
Ma quella del 26 settembre 1902 non è soltanto una storia di morte e distruzione. È anche una storia di rinascita. Modica seppe rialzarsi. Arrivarono aiuti da tutta Italia, in una straordinaria dimostrazione di solidarietà. Milano e Palermo contribuirono alla realizzazione del nuovo quartiere al Dente, che proprio alle due città dedicò il proprio nome. E i modicani ricostruirono. Non si limitarono a rimettere insieme ciò che l’acqua aveva distrutto. Ebbero la forza di immaginare una città nuova, dimostrando che anche dopo una tragedia immensa una comunità può trovare la forza per ripartire.
È proprio questo il significato che il sindaco Maria Monisteri affida alla giornata di oggi.
«Ci sono date che segnano la storia di una città e che non vanno dimenticate. Per ciò che rappresentano come memoria e anche come monito», ha ricordato. Una parola, monito, che porta il ricordo del 1902 direttamente ai nostri giorni.
Quella tragedia ci ricorda innanzitutto che il territorio va conosciuto e rispettato. Che la sicurezza non può essere affidata soltanto alla capacità di intervenire quando l’emergenza è già iniziata. E che la prevenzione, la manutenzione, il controllo del territorio e una corretta pianificazione rappresentano strumenti fondamentali per proteggere una comunità.
Significa chiedersi quanto siamo preparati oggi davanti a eventi meteorologici estremi. Significa interrogarsi sulla manutenzione delle infrastrutture, sulla gestione delle acque, sulla sicurezza delle aree più esposte, sui sistemi di allerta e sulla consapevolezza dei cittadini. La memoria, in questo senso, diventa prevenzione.
«Le donne e gli uomini della nostra Città non sono stati, non sono e non saranno mai piegati e vinti da alcun male, da alcuna tragedia e da alcuna calamità», ha sottolineato Monisteri. È una frase che racconta bene lo spirito con cui Modica affrontò il dopo-alluvione. Ma oggi quella stessa forza può assumere un significato ulteriore: essere capaci non soltanto di rialzarsi, ma di prepararsi. Perché una comunità forte non è soltanto quella che sa ricostruire dopo una tragedia. È anche quella che conserva la memoria delle tragedie passate e la utilizza per rendere più sicuro il proprio futuro.
Oggi, a 124 anni di distanza, ricordare quella notte significa rendere omaggio alle vittime, alla solidarietà che seguì la tragedia e al coraggio di chi ricostruì. Ma significa soprattutto lasciare alle nuove generazioni una lezione precisa: la natura non si può fermare, ma gli effetti di una calamità possono essere affrontati con maggiore consapevolezza, prevenzione e cura del territorio.
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