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Ragusa verso l’Africa? Non è una battuta sul caldo: ecco cosa sta cambiando davvero
28 Set 2026 06:13
Ragusa è già Africa. Non per il caldo e nemmeno per una battuta estiva. Per geologia. L’altopiano ibleo rappresenta la propaggine settentrionale di un dominio legato alla placca africana. Per milioni di anni il blocco geologico di cui fanno parte gli Iblei si è spostato verso nord insieme alla placca africana. Oggi, paradossalmente, potrebbe essere il clima a riportarci idealmente verso sud. Non verso i Caraibi. Piuttosto verso territori nei quali al caldo si accompagna la scarsità d’acqua.
La provocazione arriva da Tommaso La Mantia, docente di Scienze forestali all’Università di Palermo: la Sicilia, sostiene, non si sta “tropicalizzando”, perché ai tropici caldo e precipitazioni abbondanti convivono. Il rischio è un altro: temperature più elevate e periodi asciutti più lunghi. Da qui il paragone con Dakar (Senegal) e Riad (Arabia Saudita). Non una previsione secondo cui la Sicilia avrà esattamente quel clima, ma un modo efficace per spiegare la direzione del problema.
Nel ragusano i numeri suggeriscono però di evitare conclusioni troppo semplici. Non è vero, per esempio, che ogni anno piova necessariamente meno. Nella Piana di Vittoria nel 2025 sono caduti 688,8 millimetri di pioggia, ben oltre i 524,8 della media 1991-2020. Ma quasi 346 millimetri sono arrivati nei primi tre mesi dell’anno, mentre nell’ultimo trimestre ne sono caduti appena 111 contro una media di 216,6. Nel 2024 l’intero anno si era fermato a 471,3 millimetri. È il calendario dell’acqua, dunque, a diventare importante quanto la quantità. Perché una provincia agricola non può mettere da parte la pioggia di febbraio, aspettando che serva alle serre e ai campi in piena estate.
E sotto i nostri piedi? Anche qui bisogna evitare allarmismi facili. Il monitoraggio regionale considera attualmente la falda della Piana di Vittoria sostanzialmente in equilibrio dal punto di vista quantitativo. Ma nello stesso rapporto si segnala che il punto di Punta Secca risente dei prelievi in una zona intensamente coltivata a serre e si ricorda una fase di sovrasfruttamento della falda, forse non del tutto conclusa soprattutto lungo la costa.
Inoltre c’è quello che facciamo noi al territorio. Tra il 2023 e il 2024 Ragusa è stato il capoluogo siciliano con il maggiore nuovo consumo di suolo: altri 28 ettari in un anno. Non significa, naturalmente, che ventotto ettari siano diventati deserto. Significa però meno terreno capace di assorbire acqua, conservarla e contribuire a mitigare il caldo.
Quando manca l’acqua cerchiamo nuovi pozzi. Quando aumenta il caldo accendiamo i climatizzatori. Quando piove violentemente scopriamo che l’acqua scorre rapidamente sulle superfici impermeabilizzate. Quando la terra si secca invochiamo l’emergenza.
La desertificazione, invece, non arriva con una duna sulla Ragusa-Catania. Arriva lentamente, quando un territorio diventa meno capace di trattenere acqua, sopportare lunghi periodi asciutti e adattarsi a temperature più alte.
Ragusa è geologicamente un pezzo d’Africa da milioni di anni. Il problema sarebbe diventarlo anche un po’ di più nel clima.
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