Caro carburante: la proposta di CGIL Ragusa a sostegno di lavoratori pendolari

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Andare al lavoro costa. E per chi ogni giorno è costretto a percorrere decine di chilometri in auto, il pieno è diventato una voce sempre più pesante sullo stipendio. È da questa realtà che parte la proposta della CGIL di Ragusa: un contributo economico per i lavoratori pendolari costretti a utilizzare il mezzo privato, perché privi di collegamenti pubblici adeguati o perché autobus e treni hanno tempi incompatibili con gli orari di lavoro. La proposta sarà uno dei temi al centro dell’assemblea territoriale convocata per il 2 ottobre alle 10, nella sede della CGIL di Ragusa, alla quale sono stati invitati istituzioni, amministratori locali, rappresentanti politici, associazioni datoriali, forze sociali e cittadini. L’obiettivo è arrivare alla costruzione di una mobilitazione territoriale contro il caro carburante, ma mettendo sul tavolo anche possibili soluzioni da sottoporre al governo regionale e alla deputazione.

La bozza elaborata dal sindacato individua già requisiti e cifre. Il contributo sarebbe destinato ai lavoratori dipendenti che percorrono almeno 24 chilometri complessivi al giorno tra andata e ritorno e per i quali l’utilizzo dei mezzi pubblici comporterebbe almeno 60 minuti complessivi di viaggio. Prevista anche una soglia ISEE inferiore a 40 mila euro. L’importo crescerebbe con l’aumentare della distanza: 365 euro per chi percorre tra 24 e 36 chilometri al giorno, 474,50 euro tra 37 e 52 chilometri, 584 euro tra 53 e 66 chilometri e 693,50 euro oltre i 66 chilometri. Una misura che, se finanziata e trasformata in un provvedimento concreto, potrebbe interessare numerosi lavoratori della provincia di Ragusa, territorio nel quale gli spostamenti tra comuni sono quotidiani e il trasporto pubblico non sempre riesce a conciliarsi con turni e orari di lavoro.

“Per migliaia di lavoratori l’automobile non è una scelta, è una necessità”, sottolinea il segretario generale della CGIL di Ragusa Giuseppe Roccuzzo. Il sindacato vuole quindi trasformare il malcontento per il prezzo dei carburanti in una vertenza territoriale, coinvolgendo anche imprese e istituzioni. “Quando un lavoratore è costretto a spendere ogni mese una parte consistente dello stipendio soltanto per raggiungere il luogo di lavoro, siamo davanti a un problema sociale e non più soltanto a un problema di prezzi”. Da qui l’appuntamento del 2 ottobre, che per la CGIL dovrà servire non soltanto a denunciare il problema, ma a individuare iniziative e strumenti concreti. “Non servono misure simboliche”, conclude Roccuzzo, “serve una risposta concreta”.

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