Una panchina viola : i bambini della Crispi “insegnano” il valore della gentilezza

La parte finale della storia è una panchina dipinta di viola che declina nel significato profondo di ‘gentilezza’, il lavoro svolto dall’istituto comprensivo Crispi di Ragusa, scuola storicamente ‘amica dell’Unicef’ e che in un costante processo di educazione al rispetto e alla promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ha coinvolto i propri alunni in varie proposte educative. La panchina è un segno visibile di un percorso di educazione civica che si è inserito in una delle tante tematiche promosse con Unicef: “Diamo cittadinanza ai diritti”.

Ciò che i bambini – dalla scuola dell’infanzia, alla primaria e secondaria – hanno affrontato nell’istituto comprensivo Crispi, ognuno con una diversa percezione, è stata l’elaborazione del concetto di gentilezza “parole gentili che non significano debolezza – ha spiegato la professoressa Elenia Cannata – ma richiamano al senso del rispetto nei confronti dell’altro. Gli alunni hanno guardato a loro stessi, nelle relazioni con gli altri compagni di classe, sperimentando il valore di applicare la gentilezza”. Lo spunto per dipingere la panchina di viola viene da un comune in provincia di Torino, che ne ha realizzata una 6 anni. Perché il viola? “Perché è la fusione del rosso e del blu: rosso che simboleggia la concretezza e blu che esprime la profondità”.

A marzo un incontro degli alunni con il sindaco della città di Ragusa, Peppe Cassì, un approfondimento su costituzione e diritti e la richiesta del permesso, ricorda la professoressa Cannata, di verniciare la panchina. Lo hanno fatto gli alunni, togliendo la ruggine e dipingendo nel miglior modo a loro possibile quella panchina su cui è stato scritto “Sii gentile sempre perché ognuno combatte la propria battaglia”. “Un termine morbido, quello della gentilezza ma che ha un significato forte” commenta Elisa Mandarà, presidente provinciale Unicef Ragusa, ricordando l’impegno di Unicef nelle scuole, con proposte educative che vedono i ragazzi come attori principali nella promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Una panchina viola. Gentilezza nel “prego, accomodati”, o “sei stanco? Riposati”. Quella panchina che oggi è stata “inaugurata” con una nuova livrea, colora di attese un cortile in cui si ritrovano i ragazzi – è una piazzola, uno spazio pubblico condiviso anche con il liceo classico – ma che è anche storico luogo di incontro di generazioni di ragusani.

Proviamo a pensare per qualche istante ai nostri studi giovanili, sulla scia del leopardiano “maggio odoroso”, e l’eco di ‘A Silvia’ che riporta alla mente “le sudate carte” degli “studi leggiadri” recita il Poeta, “ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte”…

Quella panchina, a quante ansie e aspettative deve avere assistito…se solo si potesse fare un carotaggio di sentimenti! Sostare prima di entrare a scuola, ripassare l’ultimo capitolo, aspettare quella prima fiamma che fa volare le farfalle nello stomaco, gli scioperi e le proteste, le attese, la gioia per la versione azzeccata o il timore del rimprovero per quel voto non eccelso da riportare a casa. Quante storie potrebbe raccontare. Come quella della fine del 2020.

Seduta su quella stessa panchina, oggi dipinta di viola, c’era Lucia, una studentessa di IV ginnasio che proprio lì aveva deciso di seguire le lezioni per chiedere con forza che la scuola ancora chiusa per la pandemia, riaprisse per accogliere gli studenti perché, diceva, “La scuola non è solo istruzione, ci fa crescere come persone, ci fa maturare, ci fa confrontare anche nelle diverse idee e la didattica a distanza questo non lo permette. Anche la socializzazione non è la stessa. Sono qui per dimostrare ciò che penso e per fare capire che per noi studenti la scuola è essenziale, è ciò che ci serve per il nostro futuro”. Quella panchina oggi viola, rinasce e riflette il percorso educativo degli alunni della Crispi.

Il sindaco Cassì ha partecipato alla inaugurazione, riscontrando gli effetti della gentilezza e dell’autorizzazione concessa: “Stamattina una bimba che non arrivava al metro ha detto: Le parole gentili sono facili da dire ma hanno un grande effetto. È il risultato di un bellissimo progetto Unicef che ha visto classi di materna, elementare e media, così si chiamavano ai miei tempi dell’Istituto Crispi unite nel comprendere il valore della gentilezza, l’uso di parole che non feriscono ma anzi incoraggiano, che insegnano a mettersi nei panni dell’altro”.

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