SOCRATE

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

Socrate nacque nel 469 a. C. ad Atene ed appartenne alla piccola borghesia ateniese. Si occupò di scienze naturali e poi di filosofia. Tra i filosofi greci, divenne uno dei più importanti esponenti della tradizione filosofica occidentale. Ebbe contatti con Parmenide e Zenone di Elea, Anassagora, stabilì rapporti con Archelao di Mileto, discepolo di Anassagora e di Diogene di Apollonia.

         Visse nel periodo della guerra del Peloponneso. Difese la patria con grande dedizione ottenendo numerosi encomi. Combatté valorosamente a Potidea (432-429), a Delio nel 424 e ad Anfipoli nel 422. A Potidea salvò Alcibiade, che era stato ferito. Lachete afferma “Io sono stato con lui durante la ritirata (a Delio) e se tutti fossero stati come Socrate, la nostra città non sarebbe mai stata trascinata nel disastro”.

         Socrate non volle insegnare le proprie idee in una scuola ma nelle piazze e nelle strade parlava con i suoi concittadini per risvegliare la loro coscienza.

         Dopo l’esito disastroso della guerra del Peloponneso e dopo il breve periodo di governo dei Trenta, Trasibulo e i suoi seguaci presero il potere. Una amnistia impedì la persecuzione delle persone compromesse con il regime dei Trenta. Ma i democratici al potere cercavano una vittima per soddisfare la loro sete di vendetta e per intimorire il partito avverso; e allora le sconfitte militari e la decadenza della città vennero attribuite all’opera di Socrate che, secondo i democratici, aveva intaccato i valori tradizionali sottoponendoli alla critica filosofica. La condanna di Socrate era per i democratici la condanna della nuova cultura e del movimento che a questa si ispirava. Il testo della denuncia recitava: “Socrate è colpevole di essersi rifiutato di riconoscere gli dei riconosciuti dallo stato e di avere introdotto nuove divinità. Inoltre è colpevole di avere corrotto i giovani. Si richiede la pena di morte”. La prima accusa si riferiva alla dichiarazione di Socrate di avere in sé una divinità, una sorta di rivelazione interiore, la cui voce lo distoglieva dal male e lo guidava nelle sue decisioni. La seconda accusa si riferiva all’opera di educazione critica della gioventù, svolta da Socrate in senso non tradizionalistico.

         Il processo si concluse con il riconoscimento della colpevolezza di Socrate e con la sua condanna a morte. Socrate, durante il processo scarta la possibilità di difendersi con discorsi adulatori e persuasivi, sostenendo che bisogna rimanere fedeli a se stessi, in qualsiasi condizione. Rifiuta, infine, che la sua pena venga commutata nell’esilio o nell’obbligo di lasciare la filosofia. Ma avrebbe ancora una possibilità di salvarsi. Per tradizione, la condanna non poteva essere eseguita fintanto che la nave sacra delle feste Delie, partita il giorno precedente a quello del processo, non fosse tornata ad Atene.

         Platone ci racconta che alcuni amici tentano di preparare la sua evasione, riuscendo a convincere le guardie penitenziarie. Ma l’ostacolo principale alla fuga è Socrate stesso. Alle sollecitazioni degli amici, che lo invitavano a riflettere sulla vacuità sull’accusa e sull’ingiustizia subita, Socrate ribatte che non si deve mai compiere ingiustizia, anche se la si subisce:  “Neppure se si subisce ingiustizia si deve rendere ingiustizia, come invece crede la gente, perché per nessuna ragione si deve commettere ingiustizia.” E sottolinea che il suo dovere è rispettare il verdetto emesso, perché venendo meno all’ubbidienza dovuta alla sua città, compirebbe ingiustizia. Ogni uomo è uomo nella società, e non c’è giustizia senza società.

         Agli ateniesi, in punto di morte, disse “Ecco che è giunta l’ora di andare: io a morire e voi a vivere. Chi di noi abbia avuto il destino migliore è oscuro a tutti fuorché agli dei”.

         Era il 399 a. C., Socrate aveva vissuto 70 anni.

         Naturalmente, qualunque riferimento a fatti e personaggi di attualità è voluto.

 

 

                                                                  info@studiolegaleassenza.it

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it