Marina di Ragusa non è già Ragusa? Il dibattito sul city brand divide la città, ma è davvero questa la priorità? I “grandi” problemi cittadini

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Una domenica di piena estate, con le spiagge affollate e il termometro oltre i 35 gradi. Eppure c’è chi ha scelto di rinunciare al mare per ritrovarsi alla rotatoria del Balcone Mazzarelli e protestare davanti al city brand installato dal Comune.

Il motivo? Su quel parallelepipedo giallo campeggia una sola parola: “Ragusa”.

Per un gruppo di residenti e per il consigliere comunale Angelo Laporta, invece, avrebbe dovuto esserci scritto “Marina di Ragusa”.

Una contestazione che nelle ultime ore ha riacceso un dibattito destinato probabilmente a proseguire, ma che pone anche una domanda di fondo: Marina di Ragusa non è già Ragusa?

La protesta: “Difendiamo un’identità”

I cittadini che hanno partecipato all’iniziativa spiegano di non voler contestare la città di Ragusa, ma di voler difendere la specificità della borgata marinara.

Spiegano la protesta così: “Oggi tanti cittadini si sono ritrovati spontaneamente per ricordare una cosa molto semplice: questo luogo si chiama Marina di Ragusa. Hanno scritto “Ragusa”. Noi rispondiamo: “Marina di Ragusa”. Non contestiamo una città. Difendiamo un’identità. Le comunità non si cancellano con un cartello. Si rispettano”.

Secondo i promotori della manifestazione, la questione va oltre una semplice insegna.

“Oggi è iniziato un percorso che non riguarda soltanto un manufatto, ma il riconoscimento della storia, della dignità e della voce di Marina di Ragusa, antica Mazzarelli. Per questo chiediamo all’Amministrazione comunale di riconsiderare la scelta di installare manufatti che riportano esclusivamente la scritta “Ragusa”, restituendo la giusta visibilità al nome Marina di Ragusa. Il dialogo è sempre possibile. L’indifferenza non è più accettabile”.

Una posizione che richiama il forte senso di appartenenza della comunità locale e che, periodicamente, riporta anche alla ribalta il tema del recupero dell’antico nome Mazzarelli, sostenuto negli anni da alcuni comitati cittadini.

La risposta del sindaco: “Il city brand è uno solo”

L’amministrazione comunale, però, distingue nettamente tra identità territoriale e comunicazione istituzionale.

Il sindaco Peppe Cassì aveva già affrontato l’argomento nei giorni scorsi spiegando che quello installato alla rotatoria non è un cartello stradale, bensì il city brand della città, lo stesso utilizzato nella promozione turistica, sul portale Ragusa Welcome e nei principali strumenti di comunicazione istituzionale.

“La città è una sola”, ha ribadito il primo cittadino, sottolineando come Ragusa abbia “molte anime” ma un’unica identità di brand.

Cassì ha inoltre invitato a superare i campanilismi interni, ricordando che il turista non distingue quartieri o frazioni di una stessa città e che proprio in questa direzione si stanno sviluppando strategie di promozione condivise a livello provinciale.

Ma un city brand deve cambiare nome?

Ed è proprio questo il punto sul quale si concentra il dibattito.

Il manufatto contestato non sostituisce la segnaletica stradale. Chi arriva a Marina di Ragusa continua infatti a trovare i cartelli ufficiali che indicano correttamente il nome della frazione.

Quel parallelepipedo giallo, invece, è un elemento di branding urbano.

La domanda allora diventa inevitabile. Se il city brand dovesse riportare “Marina di Ragusa” perché collocato nella frazione marinara, cosa dovrebbe accadere negli altri quartieri? A Ragusa Ibla dovrebbe comparire “Ragusa Ibla”? A San Giacomo soltanto “San Giacomo”? E ancora a Puntarazzi, Cimillà o Bruscè?

Un marchio territoriale, per definizione, nasce proprio per rappresentare l’intero Comune con un’immagine coordinata e riconoscibile. Diversamente, cesserebbe di essere un marchio unico e diventerebbe una serie di loghi differenti.

Identità e marketing non sono la stessa cosa

Nessuno mette in discussione la storia di Marina di Ragusa, la sua identità o il ruolo centrale che svolge nel turismo siciliano. Anzi, è probabilmente la località più conosciuta del territorio comunale durante la stagione estiva.

Ma identità storica e strategia di comunicazione sono due piani diversi. Lo dimostra anche il fatto che quasi tutte le località balneari italiane portano il nome del Comune di riferimento, proprio per rafforzarne la riconoscibilità.

Lo stesso vale per il dibattito, che riaffiora periodicamente, sull’ipotesi di tornare all’antica denominazione Mazzarelli. Un nome dal forte valore storico e identitario, ma che oggi avrebbe inevitabilmente un impatto sulla riconoscibilità turistica di una destinazione ormai affermata come “Marina di Ragusa”.

La domanda finale

La protesta di oggi pone un tema che merita certamente ascolto: quello del rapporto tra identità locale e visione unitaria della città.

Ma lascia aperto anche un interrogativo. In una Marina di Ragusa che ogni estate deve confrontarsi con traffico, parcheggi, servizi, sicurezza, decoro urbano, raccolta dei rifiuti, mobilità e gestione di centinaia di migliaia di presenze turistiche, è davvero il nome riportato su un city brand la battaglia più urgente?

Perché, in fondo, la questione non è stabilire se Marina di Ragusa abbia o meno una propria identità — nessuno lo mette in dubbio, anzi — ma capire se un marchio pensato per rappresentare l’intera città debba cambiare ogni volta che attraversa un quartiere o una frazione.

Ed è forse proprio qui che si gioca la differenza tra un’identità territoriale, che va rispettata e valorizzata, e un city brand, che per sua natura dovrebbe parlare con una sola voce.

Che poi, tra l’altro, a ben guardare la ricostruzione virtuale che abbiamo realizzato usando l’AI e che vi proponiamo come foto principale di questo nostro articolo, a noi in fondo piace. Ma il problema è che sarebbe sbagliato. Punto. Foto tratte da Facebook (Daniele Barnaba)

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