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Sei colpi e due proiettili in faccia: ecco il racconto dell’agguato all’ex collaboratore di giustizia
18 Apr 2026 08:45
Con l’audizione fiume del primo teste della pubblica accusa è entrato nel vivo il processo a quello che la Direzione distrettuale antimafia considera il gruppo criminale, a processo per il tentato omicidio di un ex collaboratore di giustizia, in un agguato avvenuto a Vittoria il 25 aprile del 2024. La vittima si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Donato Grande. Cinque gli imputati, per uno di loro, Alessandro Pardo 50 anni di Niscemi, difeso dall’avvocato Daniele Scrofani è già arrivata la condanna in primo grado, con rito abbreviato davanti al Gup di Catania: 8 anni di reclusione per l’associazione mafiosa, esclusa la recidiva (assolto per la detenzione di armi).
GLI IMPUTATI E LE CONTESTAZIONI
Gli altri quattro sono Gianfranco Stracquadaini 50 anni (difeso dall’avvocato Rosario Cognata), catturato a ottobre 2025 dopo 18 mesi di latitanza (a seguito delle indagini condotte per un altro fatto, il rapimento di un 17enne di Vittoria, sequestrato il 25 settembre 2025 e liberato dopo 24 ore dagli stessi sequestratori), il 34enne Andrea Di Martino (difeso dall’avvocato Giuseppe Di Stefano), il 51enne Biagio Cannizzo (difeso dall’avvocato Enrico Platania) e il 62enne Raffaele Giunta (difeso dall’avvocato Maurizio Catalano) tutti di Vittoria. A tutti la Procura distrettuale aveva contestato l’appartenenza ad associazione mafiosa (la ‘stidda’) aggravata dal fatto di essere associazione armata; a Cannizzo, Giunta e Stracquadaini viene contestato anche il tentato omicidio, e a tutti tranne a Di Martino, la detenzione di armi da sparo, anche clandestine.
IL MOVENTE
Secondo le indagini condotte dalla Polizia (Squadra mobile, Scientifica e commissariato di Vittoria), alla base dell’agguato del gruppo criminale ci sarebbe stato l’obiettivo dell’eliminazione fisica di un elenco di persone che avevano collaborato con la giustizia e che erano presenti a Vittoria “con scopi di vendetta e al fine di consolidare il controllo esclusivo di tutti gli affari illeciti di interesse dell’organizzazione criminale su Vittoria e sull’intera provincia di Ragusa. Allarmante la grande disponibilità di armi anche da guerra, e sul possibile utilizzo da parte degli associati alla consorteria mafiosa delle stesse, per portare a termine il disegno criminoso dell’organizzazione e per acquisire il controllo di attività economiche cittadine attraverso attività estorsive poste in essere ai danni di numerosi imprenditori e commercianti”.
LA RICOSTRUZIONE DELL’AGGUATO
A deporre in aula, l’allora responsabile della sezione criminalità organizzata della Mobile di Ragusa. In tre ore e mezza, ha ricostruito tutte le fasi dell’indagine, fino ad arrivare alla identificazione dei presunti colpevoli. L’agguato, stando alla ricostruzione degli inquirenti, sarebbe avvenuto poco prima delle 8 del mattino del 25 aprile del 2024. La vittima aveva imboccato una stradina nei pressi del cimitero di Vittoria e lì sarebbe rimasto vittima dell’agguato. Sei colpi esplosi. Il primo, dopo avere infranto il finestrino lato passeggero, colpì l’ex collaboratore di giustizia all’orbita oculare, con l’ogiva che si poi conficcata nel setto nasale (ci fu bisogno di un doppio intervento chirurgico per rimuoverla), il secondo lo colpì alla nuca; un terzo e quarto colpo di conficcarono nel poggiatesta e nella fuga, un quinto e sesto colpo finirono la corsa nel lunotto posteriore e nel lato dell’autovettura. L’ex collaboratore riuscì a fuggire e a chiamare i soccorsi; lui era uno dei killer del clan Carbonaro Dominante, sulle spalle condanne per 416 bis, associazione mafiosa; alla fine del suo ‘contratto con lo Stato’ per la collaborazione, era rientrato a Vittoria.
LA SCENA DEL CRIMINE
La scena del crimine venne scandagliata; da un lato un terrapieno, dall’altro una zona con folta vegetazione, perfetta per nascondersi e per sparare da altezza favorevole. Raccolti i reperti anche biologici, Mobile, Scientifica e commissariato avviarono le indagini ricostruendo dinamica e movimenti. Si partì da Stracquadaini; a dicembre del 2019 venne arrestato in una indagine che partiva da una serie di furti d’auto. Ma in alcune intercettazioni sarebbe emersa la volontà di fare fuori l’ex collaboratore e altri soggetti; si parlava della “strage di Natale” che venne sventata con quell’arresto per altri fatti, e una condanna; Stracquadaini uscì dal carcere nel 2023. Da Stracquadaini l’indagine si allarga gli altri coimputati. Nell’udienza di ieri, viene dato conto delle perquisizioni e dei sequestri operati, armi comprese, dei riscontri delle intercettazioni, delle schede telefoniche “clandestine” reperite a Catania, dei covi utilizzati dal gruppo e del modus operandi degli imputati che facevano capo a Stracquadaini. Il pubblico ministero Alfio Fragalà ha prodotto al Tribunale collegiale (Ignaccolo, Rabini, Di Sano) gli atti sui quali ha deposto l’allora responsabile della sezione Criminalità organizzata della Mobile ed è iniziato il controesame delle difese; gli avvocati Enrico Platania in difesa di Biagio Cannizzo, Giuseppe Di Stefano per Andrea Di Martino, Maurizio Catalano per Raffaele Giunta. Rinviato il controesame dell’avvocato Rosario Cognata per Gianfranco Stracquadaini alla prossima udienza, fissata per il prossimo 8 maggio.
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