L’annuncio è arrivato a seguito dell’incontro avuto fra le associazioni Orizzonti e 1° Maggio che con due suoi rappresentanti, Orazio Ragusa ed Ignazio Fiorilla, hanno incontrato il Direttore generale dell’ASP di Ragusa, Pino Drago. Sarà il padiglione N ad ospitare questo nuovo hub ospedaliero per l’assistenza primaria e specialistica nel territorio. Dall’incontro le prime indicazioni […]
Sciopero generale a Ragusa: piazza Poste gremita tra lavoratori e studenti. Pace e giustizia per Gaza al centro delle voci
03 Ott 2025 12:37
RAGUSA – Una piazza Poste partecipata, stamani, ha fatto da scenario allo sciopero generale promosso a livello nazionale e locale dalla CGIL e dall’USB. Una mobilitazione che, a Ragusa, ha visto la partecipazione non soltanto di lavoratrici e lavoratori di diversi settori ma anche di tanti studenti, alcuni rappresentanti istituzionali e politici, uniti nello stesso messaggio: chiedere pace e giustizia per il popolo palestinese e uno stop immediato a quella che molti hanno definito, con parole nette, “un genocidio”.
Lavoratori e studenti insieme
Fin dalle prime ore della mattina la piazza si è riempita di delegazioni sindacali, bandiere, striscioni e cartelli. Ma accanto agli slogan per i diritti sul lavoro e per salari dignitosi, la voce dominante è stata quella di una forte condanna contro le violenze e le distruzioni in atto a Gaza. Numerosi interventi dal microfono hanno sottolineato la necessità di fermare la guerra, interrompere la fornitura di armi, schierarsi al fianco di chi vive ogni giorno sotto i bombardamenti e le privazioni.
Gli studenti, molti dei quali arrivati dalle scuole della città, hanno portato cartelli e messaggi chiari: “Stop genocide”, “Free Palestine”, “La pace è un diritto, non un’illusione”. Una generazione che ha scelto di alzare la voce, ribadendo che la questione palestinese non è lontana né secondaria, ma riguarda tutti, come questione di diritti umani universali.
Il ricordo delle iniziative di ieri
La mobilitazione di oggi si inserisce in una sequenza di iniziative che da ieri stanno attraversando la città. Giovedì sera, infatti, un corteo spontaneo di circa un centinaio di persone ha sfilato lungo via Roma fino a piazza Poste, in silenzio ma con profonda commozione, per esprimere solidarietà sia al popolo di Gaza sia agli attivisti della Flotilla, al centro delle cronache internazionali in questi giorni.
Sempre ieri, un altro momento intenso si è svolto davanti all’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa, che ha aderito all’iniziativa nazionale “Luci per la Palestina – 100 ospedali per Gaza”. Medici e operatori sanitari, insieme al presidente dell’Ordine dei Medici di Ragusa Roberto Zelante, hanno acceso simbolicamente luci e letto i nomi di cento colleghi caduti durante la guerra, per ricordare i 1667 sanitari vittime del conflitto. Un gesto carico di significato, che ha legato la sanità iblea a una rete più ampia di solidarietà diffusa in tutta Italia.
Verso la manifestazione di domani
Il calendario delle mobilitazioni non si ferma. Domani, sabato 4 ottobre, è previsto l’appuntamento più grande con la manifestazione “Ragusa per la Palestina”. Il concentramento è fissato alle 16:30 a Palazama (via Zama) e il corteo attraverserà la città passando da via Carducci, viale del Fante, piazza Libertà e via Roma per concludersi a piazza San Giovanni.
L’Assemblea No Guerre, che coordina l’iniziativa insieme a diverse associazioni e realtà civiche, ha già annunciato che sarà una manifestazione corale, colorata e determinata, per ribadire alcune richieste precise: fine immediata delle ostilità, riconoscimento del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese, interruzione delle relazioni economiche e commerciali con Israele, stop alle forniture di armi e sostegno concreto a missioni umanitarie indipendenti.
Una città che prende parola
Ragusa, in questi giorni, si è così trasformata in un punto di riferimento per la mobilitazione siciliana: non solo protesta sindacale, ma anche un luogo in cui si intrecciano la difesa dei diritti dei lavoratori, la voce degli studenti e il grido di solidarietà per chi vive sotto le bombe a migliaia di chilometri di distanza.
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