Svolta nelle indagini sulla frana di Niscemi: indagati Lombardo, Crocetta, Musumeci e Schifani

Svolta nelle indagini sulla frana che ha colpito il territorio di Niscemi: tra i tredici iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Gela compaiono quattro nomi di primo piano della politica regionale. Si tratta degli ex presidenti della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani.

L’indagine, coordinata dal procuratore Salvatore Vella, punta a chiarire responsabilità legate alla gestione del rischio idrogeologico in un arco temporale che copre oltre quindici anni, dal 2010 al 2026, e che coinvolge anche dirigenti della protezione civile e tecnici responsabili degli interventi mai completati.

Le accuse: disastro colposo e danni da frana

Le ipotesi di reato formulate dalla Procura sono pesanti. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana, in relazione a una gestione ritenuta inadeguata delle opere di mitigazione del rischio.

Secondo quanto dichiarato dal procuratore Vella, l’attenzione degli inquirenti si concentra non solo sulle responsabilità politiche, ma anche su quelle tecniche e amministrative legate alla mancata realizzazione degli interventi necessari per mettere in sicurezza il territorio.

Una zona a rischio nota da quasi trent’anni

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dall’inchiesta riguarda la cosiddetta “zona rossa” dell’abitato di Niscemi. Si tratta dell’area già interessata dalla frana del 1997 e delle zone immediatamente limitrofe, classificate fin da allora come ad altissimo rischio.

Le relazioni tecnico-scientifiche redatte alla fine degli anni Novanta avevano individuato con chiarezza la pericolosità dell’area, indicando interventi precisi per la messa in sicurezza. Tuttavia, secondo la Procura, tali interventi non sarebbero stati realizzati in modo efficace o completo, contribuendo all’aggravarsi della situazione.

Fondi disponibili ma mai utilizzati

Al centro dell’indagine anche la gestione delle risorse economiche. Per gli interventi di mitigazione erano stati stanziati circa 23 miliardi di lire, poi convertiti in circa 12 milioni di euro.

Una cifra significativa che, secondo quanto emerso, non sarebbe stata utilizzata per completare le opere previste. Questo elemento rappresenta uno dei punti chiave su cui si concentrano le verifiche degli inquirenti.

Le fasi dell’inchiesta e i periodi sotto esame

Il procuratore Vella ha ricostruito le diverse fasi dell’indagine, individuando tre periodi temporali distinti. Il primo riguarda gli anni immediatamente successivi alla frana del 1997, fino al 1999, periodo nel quale non sarebbero emerse responsabilità specifiche a causa delle numerose ordinanze e degli interventi avviati.

Le fasi successive, invece, sono quelle su cui si concentra l’attività investigativa, con particolare attenzione alle mancate azioni e ai ritardi accumulati nel tempo, fino agli anni più recenti.

Gli altri indagati e il sistema delle responsabilità

Oltre agli ex governatori, l’inchiesta coinvolge anche figure chiave della macchina amministrativa regionale. Tra gli indagati figurano ex e attuali dirigenti della protezione civile, direttori regionali e responsabili tecnici legati ai progetti di mitigazione del rischio.

Le dichiarazioni di Schifani

«Ripongo massima fiducia nel lavoro della magistratura, convinto che accerterà i fatti in tempi brevi. Affronto questa situazione con tranquillità, consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni. Vado avanti nell’espletamento delle mie funzioni con serenità e determinazione, anche in virtù dei risultati fin qui raggiunti».

Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, in merito all’inchiesta della Procura di Gela.

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