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Schifani congela le dimissioni e guarda a Roma: vertice con Tajani e Minardo, intanto rilancia sulla trasparenza
08 Ott 2026 21:45
L’incontro, secondo quanto riferito da ambienti del partito, servirà a ricomporre i contrasti esplosi nei giorni scorsi e soprattutto a definire la strategia degli azzurri per l’ultima parte della legislatura. Il faccia a faccia arriva dopo una fase particolarmente tesa, culminata anche in una telefonata dai toni duri tra Schifani e Tajani. A far precipitare il confronto era stata la discussione sul futuro del governatore e sulla sua eventuale ricandidatura, oltre alla richiesta di un rinnovamento del partito avanzata da Minardo dopo i recenti casi giudiziari che hanno coinvolto esponenti della maggioranza e persone vicine all’esecutivo regionale.
La riunione della giunta convocata da Schifani aveva fatto pensare a un possibile passo indietro. Ma a Palazzo d’Orleans le dimissioni non sono state messe sul tavolo. Il governatore ha invece scelto di dare un segnale politico attraverso un nuovo disegno di legge sulla trasparenza dei rapporti tra interessi privati e amministrazione. Il provvedimento, approvato dalla giunta regionale, introduce tra le altre cose un Registro pubblico dei rappresentanti di interessi, nel quale dovranno essere indicati i soggetti rappresentati, gli interessi portati avanti e la natura degli incarichi.
È prevista inoltre un’Agenda pubblica degli incontri, con l’indicazione dei partecipanti, delle finalità e dei procedimenti interessati. La proposta punta anche a rendere tracciabili le interlocuzioni relative a pratiche amministrative come autorizzazioni, concessioni, contributi, finanziamenti e agevolazioni.
Gli obblighi riguarderanno il presidente della Regione, gli assessori, gli uffici di diretta collaborazione, consulenti, dirigenti e organismi regionali coinvolti nei procedimenti. «Il risanamento morale delle istituzioni è una responsabilità che la politica deve assumersi fino in fondo», ha dichiarato Schifani, sottolineando che i recenti fatti di cronaca giudiziaria rendono necessario rafforzare gli strumenti di prevenzione. «Chi decide per conto dei cittadini deve rispondere delle proprie scelte e rendere conoscibili i rapporti con chi rappresenta interessi privati», ha aggiunto. Il provvedimento arriva però proprio nel momento più delicato per il governo regionale e ha provocato una reazione immediata dell’opposizione.
Il capogruppo del M5s all’Assemblea regionale siciliana, Antonio De Luca, ha definito «ridicolo» un disegno di legge anticorruzione «scritto da una giunta con assessori indagati e sotto processo». Durissimo anche il Pd. Michele Catanzaro ha accusato il governo regionale di pensare di «autoassolversi» attraverso un provvedimento sull’anticorruzione, mentre Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, ha commentato: «Siamo su Scherzi a parte». Da Avs è arrivato il giudizio di un «esito tragicomico».
L’opposizione, dunque, converge su una richiesta: le dimissioni di Schifani. Il governatore, invece, per il momento resta al suo posto e attende il confronto romano.
La prossima settimana potrebbe quindi essere decisiva per capire se la tregua all’interno di Forza Italia porterà a una ricomposizione oppure se la crisi si trasformerà in uno scontro definitivo. Il vertice con Tajani e Minardo non sarà soltanto un confronto sul futuro del partito in Sicilia, ma potrebbe chiarire anche quale sarà il ruolo di Schifani nella parte finale della legislatura e quali scenari si apriranno in vista delle prossime scadenze elettorali.
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