NECESSARIO PIU’ CHE MAI APPRONTARE UN PIANO PREVENTIVO CONTRO L’AGGRESSIONE SELVAGGIA DI COSTE E SPIAGGE

Incredibile quello che è successo lo scorso anno in alcune spiagge iblee. Quando dal 10 al 15 agosto migliaia di persone,  armate di tende e masserizie varie, hanno invaso l’intero litorale ragusano per una scampagnata fuori porta. Occupandolo per giorni. Con il piglio di chi, nella settimana più caciara dell’anno, reclama, a modo suo, il “sacrosanto” diritto di organizzarsi una scampagnata a mare. In qualunque modo. Piazzando tenda dove gli pare. Piccola, grande. In base allo stato di famiglia. Accampandosi con frigo, sedie, tavoli, sdraio, fornelli, padelle e pentole, sulla libera spiaggia. Pignorandola per giorni. A nome della grande pagana festa dell’estate. Facendo saltare regole di pubblica igiene e di rispetto dei luoghi e dell’ambiente. Per non considerare altri aspetti importanti. Che attengono alla sicurezza e all’ordine pubblico. L’anno scorso a Pozzallo, ma altro episodio simile si è pure verificato a S. Maria del Focallo, l’autista della macchina pulispiagge ha rischiato di essere malmenato da un energumeno originario di Niscemi. Svegliato dal rumore dell’attrezzo, si è precipitato fuori dalla “sua” dimora estiva, una tenda di oltre 30 mq, minacciando il povero cristo che stava semplicemente facendo il suo lavoro. “Mia moglie ed i bambini – ha tuonato minaccioso – stanno ancora dormendo e tu ti permetti di disturbare…se non vai via subito ti butto in mare”. Nel corso degli anni il coro di proteste, a festa finita, è ormai diventato stucchevole. Meglio pensarci prima. Questo l’auspicio di quanti amano l’ambiente e ne pretendono il rispetto. Aldilà di giustificazioni più o meno credibili dei sindaci chiamati in causa. Ed anche delle scuse, anche queste poco convincenti per la verità, accampate dai rappresentanti di enti ed organismi che hanno il dovere di impedire attacchi lanzichenecchi a coste e spiagge. Il danno ambientale e di immagine fatto alle spiagge iblee l’estate 2011 è stato enorme. Con qualche positiva eccezione che riguarda Marina di Ragusa. La nota frazione marinara, grazie ad una precisa ordinanza sindacale fatta pienamente rispettare, è stata una delle pochissime località che è riuscita a respingere ogni tentativo di invasione selvaggia. Per il resto gli operatori ecologici hanno dovuto lavorare per giorni. Evidentemente ordinanze e disposizioni varie erano rimaste lettera morta. Senza destinatari. Poco istituzionale è risultato alla fine l’arrampicarsi sugli specchi di alcuni dei sindaci interessati. E non solo. Il problema riguarda parimenti le forze dell’ordine. La Capitaneria di porto, in primis. Perché di demanio marittimo stiamo parlando. Cioè di suolo dello Stato ove è vietato sostare in tenda, accendere falò, bivaccare, accumulare rifiuti, sporcare. Irrinunciabile, quest’anno, un’operazione congiunta. Un progetto unitario da elaborare insieme ai sindaci, alle forze dell’ordine, ai volontari della Protezione civile. Per informare, prevenire, correggere e, all’occorrenza, intervenire. Per far sgombrare una spiaggia occupata da migliaia di campeggiatori abusivi – ebbe a dirci lo scorso anno un ufficiale della Capitaneria di porto di Pozzallo – ci vorrebbe l’esercito. Giusta considerazione. A cose fatte, quando ti ritrovi con tremila tende già piazzate in spiaggia, meglio, ovviamente, essere prudenti. Attendendo con pazienza che passi la buriana e che, alla fine, tutto si possa risolvere senza danni alle persone. Ed è quello che, saggiamente, hanno fatto gli addetti ai lavori lo scorso anno. Quest’anno però si è ancora in tempo per approntare un mirato piano preventivo.

                                             

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