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Strage silenziosa nei cantieri: la Sicilia tra le regioni più pericolose per i lavoratori
07 Mag 2026 11:25
Nonostante un lieve calo rispetto allo scorso anno, l’emergenza morti sul lavoro continua a colpire duramente l’Italia. Nei primi tre mesi del 2026 sono già 192 le vittime registrate, di cui 137 decedute durante l’attività lavorativa e 55 negli spostamenti casa-lavoro.
A lanciare l’allarme è l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, che nel report aggiornato a marzo 2026 colloca la Sicilia tra le regioni in “zona rossa”, ossia con un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale.
Un dato che accende nuovamente i riflettori sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto nei comparti più esposti come edilizia, trasporti e manifattura.
Sicilia tra le regioni più colpite: 14 morti sul lavoro in tre mesi
La Sicilia registra 14 vittime in occasione di lavoro, collocandosi tra le regioni italiane con il maggior numero di decessi insieme a Lombardia, Veneto, Campania, Lazio e Puglia.
Secondo il report Vega Engineering, insieme alla Sicilia finiscono in zona rossa anche Molise, Liguria, Puglia, Veneto e Toscana.
La Lombardia mantiene la maglia nera per numero assoluto di vittime con 23 morti sul lavoro, seguita dal Veneto con 16 e dalla Sicilia con 14.
Mauro Rossato: “Il calo non basta, servono prevenzione e controlli”
“Il calo delle morti sul lavoro è un segnale positivo, ma ancora troppo debole e disomogeneo per parlare di una reale inversione di tendenza”.
Così commenta i dati Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega.
“Preoccupa soprattutto il forte divario che penalizza i lavoratori stranieri e l’aumento delle denunce di infortunio. È necessario rafforzare prevenzione, formazione e controlli, soprattutto nei settori più a rischio”.
Lavoratori stranieri: rischio mortale triplo rispetto agli italiani
Uno degli aspetti più drammatici del report riguarda i lavoratori stranieri. Su 192 vittime complessive, 53 sono cittadini stranieri.
Il rischio di morte sul lavoro per questa categoria supera di oltre tre volte quello dei lavoratori italiani: 15,5 morti ogni milione di occupati contro 4,5.
Un dato che evidenzia condizioni lavorative spesso più precarie e una maggiore esposizione ai settori ad alto rischio.
Over 65 e giovani tra le categorie più vulnerabili
L’analisi per fascia d’età mostra un quadro preoccupante. Gli ultrasessantacinquenni registrano l’incidenza di mortalità più alta con 20,8 decessi per milione di occupati.
Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni e i giovani tra i 15 e i 24 anni.
In termini numerici, la fascia più colpita resta quella tra i 55 e i 64 anni con 53 vittime nei primi tre mesi del 2026.
Costruzioni e trasporti i settori più pericolosi
I comparti con il maggior numero di incidenti mortali sono: costruzioni, trasporti e magazzinaggio, attività manifatturiere.
Anche il numero complessivo delle denunce di infortunio continua a crescere. A fine marzo 2026 sono state registrate 150.440 denunce, con un aumento del 5,3% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il giovedì il giorno più nero
Secondo l’Osservatorio Vega, il giovedì si conferma il giorno della settimana con il maggior numero di incidenti mortali sul lavoro, seguito dal lunedì e dal venerdì.
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