Nanoplastiche nel sangue e nella placenta: l’allarme lanciato al Parlamento Europeo

Le nanoplastiche sono state rilevate nel sangue umano e perfino nella placenta. Un tema sempre più centrale nel dibattito scientifico internazionale e che è arrivato anche al Parlamento Europeo, dove il professor Antonio Ragusa ha acceso i riflettori sui possibili rischi per la salute pubblica.

Secondo gli studi presentati nel corso dell’incontro, le particelle di plastica di dimensioni microscopiche sarebbero ormai diffuse nell’ambiente: nell’aria che respiriamo, nell’acqua, nei mari e in numerosi alimenti consumati quotidianamente. La loro presenza nell’organismo umano apre interrogativi importanti sugli effetti a lungo termine.

Particolare attenzione è stata posta alla presenza di nanoplastiche nella placenta, organo fondamentale durante la gravidanza. Gli esperti sottolineano la necessità di approfondire i possibili impatti sullo sviluppo fetale e sulla salute materna attraverso nuove ricerche scientifiche.

Durante il confronto internazionale è emerso inoltre che queste particelle potrebbero accumularsi in diversi organi del corpo umano, contribuendo a processi infiammatori e ad alterazioni cellulari ancora oggetto di studio.

Preoccupazione anche sul fronte ambientale. Il Mar Mediterraneo risulta tra le aree più colpite dall’inquinamento da plastica, con possibili conseguenze sugli ecosistemi marini e sulla catena alimentare.

Dal Parlamento Europeo è arrivata la richiesta di accelerare su controlli, prevenzione e investimenti nella ricerca. L’obiettivo è comprendere meglio i rischi delle nanoplastiche e ridurre l’esposizione della popolazione a un fenomeno sempre più diffuso ma spesso invisibile.

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