Modica, dieci anni di transenne al cimitero storico: la lettera di Barone ai suoi cari

Modica, dieci anni di transenne al cimitero storico: la lettera di Barone ai suoi cari

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Potrebbe essere l’ultimo 2 novembre senza poter raggiungere le tombe dei propri cari per centinaia di famiglie modicane. Dopo oltre dieci anni di attesa, transenne e abbandono, si apre uno spiraglio concreto per il recupero delle edicole funerarie del Circolo Di Vittorio e del SS. Sacramento, nel Cimitero storico di Modica.

Oggi, nella giornata dedicata alla commemorazione dei defunti, il pensiero di tanti cittadini modicani è rivolto a quei familiari che da anni non possono ricevere una visita, un fiore, un lumino acceso o una preghiera da vicino. Una ferita che si trascina da oltre un decennio, segnata dall’impossibilità di accedere alle edicole funerarie interdette per ragioni di sicurezza.

Tra coloro che vivono personalmente questo dolore c’è Piergiorgio Barone, portavoce di tante famiglie coinvolte in questa vicenda e protagonista di una lunga battaglia per restituire dignità e sicurezza al Cimitero storico. In occasione del 2 novembre ha voluto affidare ai suoi cari una lettera particolarmente toccante, nella quale il dolore personale si intreccia con la speranza che presto possa finalmente concludersi questa lunga attesa.

Le sue parole sono rivolte al papà Angelo, alla mamma Marietta, alla sorella Concetta, al cognato Pippo e agli zii Peppina e Peppino, ma anche a tutti i defunti custoditi nelle edicole funerarie del Circolo Di Vittorio e del SS. Sacramento.

“Sono passati più di dieci anni. Dieci lunghi anni di transenne, di degrado, di paura che il tempo e l’incuria vi portassero via per sempre sotto le macerie di un crollo”, scrive Barone, ricordando quanto sia stato doloroso non poter andare a trovare i propri cari.

Poi il ringraziamento, carico di emozione: “Oggi voglio dirvi semplicemente GRAZIE! Grazie per avermi dato la forza di non arrendermi mai. È stato il vostro ricordo, la memoria della dignità con cui avete vissuto, a darmi la spinta per lottare giorno dopo giorno”. Una battaglia condivisa con il Comitato nato negli ultimi mesi e con tanti cittadini che da anni chiedono interventi concreti per salvaguardare le sepolture e la memoria di migliaia di modicani.

Ma il passaggio più commovente della lettera è quello in cui Piergiorgio Barone guarda al prossimo futuro e affida ai suoi cari una promessa che racchiude il significato di questa lunga mobilitazione: “Questo 2 Novembre credo sia l’ultimo in cui non riceverete un fiore, un lumino acceso, un bacio e una preghiera da vicino, faccia a faccia”.

Una speranza che oggi sembra finalmente più vicina alla realtà, dopo l’approvazione all’Ars del finanziamento destinato agli interventi di messa in sicurezza delle edicole funerarie. “Ancora mesi, un anno e poi inonderemo di fiori e luci la vostra tomba, puliremo i vostri ritratti pieni di polvere, e vi manderemo baci lunghi e affettuosi, accompagnati da lacrime di gioia per il ritrovato contatto”, promette Barone.

Parole che restituiscono tutta la sofferenza di famiglie costrette per anni a vivere la commemorazione dei propri defunti a distanza, senza poter compiere quei gesti semplici e profondamente umani che appartengono alla memoria e all’affetto: deporre un fiore, accendere un lumino, fermarsi davanti a una fotografia. Nella parte finale della lettera, Barone allarga lo sguardo all’intera comunità modicana, lanciando un appello alla partecipazione e alla vigilanza: «La tutela della memoria è un dovere che appartiene a tutti noi».

E ancora, sottolinea che il risultato raggiunto non deve essere considerato la vittoria di un singolo o di un gruppo: «Questa è la vittoria dell’etica, del rispetto e soprattutto della solidarietà verticale, garantita dalla nostra meravigliosa Costituzione».

Il suo messaggio si chiude con parole che, proprio nel giorno della commemorazione dei defunti, assumono un significato ancora più profondo: «Riposate in pace. Oggi, finalmente, la vostra memoria è di nuovo al sicuro».

A Modica, dunque, questo 2 novembre potrebbe rappresentare l’ultimo anniversario vissuto con il dolore di non poter raggiungere fisicamente i propri cari nelle edicole interdette. Se gli interventi procederanno secondo le previsioni, il prossimo anno centinaia di famiglie potrebbero tornare a varcare quelle soglie, ritrovando la possibilità di rendere omaggio ai propri defunti da vicino. Perché, dopo oltre dieci anni, poter portare un fiore sulla tomba di una persona amata non è soltanto un gesto di commemorazione. È il ritorno a un diritto affettivo, a un legame mai interrotto e a una memoria che nessuna transenna dovrebbe poter separare dai suoi cari.

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