Schifani resta, ma la partita si gioca a Roma: ecco cosa si gioca Minardo nel vertice con Tajani

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Renato Schifani resta al suo posto, ma la crisi che scuote Forza Italia in Sicilia non è chiusa: si è solo trasferita a Roma. E al centro della partita c’è , Nino Minardo, commissario regionale degli azzurri che ha aperto la questione della successione.La giunta regionale di ieri giovedì 8 ottobre, attesa da molti come il giorno delle dimissioni, è filata via senza sorprese: tredici punti approvati, compreso il disegno di legge sulla trasparenza nei rapporti con i portatori di interessi, e nessun riferimento all’addio. Ma dalle fonti di Forza Italia arriva un avver timento: il confronto con il leader nazionale Antonio Tajani non sarà interlocutorio, sarà «da dentro o fuori».

Il vertice Schifani-Tajani-Minardo a Roma

Il faccia a faccia, proposto proprio da Minardo, dovrebbe tenersi a Roma tra martedì 13 e mercoledì 14 ottobre, anche se una data ufficiale non c’è. Al tavolo siederanno il governatore, Tajani e il commissario regionale. Sul tavolo, il futuro di Schifani e la candidatura del centrodestra per le regionali del 2027. Minardo ha chiesto un «cambio di passo» e una proposta politica completamente nuova, dopo le inchieste che hanno toccato l’entourage di Palazzo d’Orléans, a partire da quella sull’ex consulente Gaetano Armao. Ha però sempre negato di aver sfiduciato il presidente: il partito, fanno notare dal suo fronte, le dimissioni non le ha mai chieste.

Cosa si gioca Nino Minardo

Per Nino Minarso la posta è doppia. Da un lato deve dimostrare di saper guidare il partito senza far saltare il governo regionale. Dall’altro, il suo nome circola tra i possibili candidati alla successione, anche in virtù del  famigerato cambio di residenza riportata da Roma dove il parlamentare risiede abitualmente assieme alla famiglia, in Sicilia. Il nome di Nino Minardo candidato alla Presidenza della Regione circola  insieme a quello del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, anche se nessuna candidatura è ufficiale. Gli scenari sono due. Secondo Il Foglio, l’intesa che si sta cercando prevede che Schifani vada avanti per qualche mese rinunciando alla ricandidatura. L’alternativa sono le dimissioni subito, con il voto anticipato: in quel caso la prima finestra utile sarebbe il 13 dicembre e la Regione resterebbe in ordinaria amministrazione, con il rischio dell’esercizio provvisorio.

La crisi frena già la Regione

Gli effetti si vedono già. L’assemblea dei soci di Irfis FinSicilia, la finanziaria della Regione, è andata deserta giovedì e il rinnovo del consiglio d’amministrazione, con la presidenza a un nome di Forza Italia, è saltato. La seconda convocazione è fissata per oggi, venerdì 9 ottobre. E all’Ars arriva la manovrina da oltre 600 milioni, con le misure contro il caro gasolio attese anche dagli agricoltori e dai pescatori iblei, dopo le proteste delle marinerie di Scoglitti e Pozzallo. Gli emendamenti vanno presentati entro lunedì 12 a mezzogiorno, la discussione in Aula comincia alle 15. Nel centrodestra cresce l’ipotesi di uno stralcio per salvare almeno le norme per imprese e famiglie. È proprio il calendario dei conti che i deputati iblei mettono al primo posto. Giorgio Assenza (FdI) chiede di chiudere prima gli atti di bilancio, Ignazio Abbate conferma piena fiducia a Schifani, mentre per Stefania Campo (M5S) e Nello Dipasquale (Pd) quella in corso è soprattutto una prova di forza dentro Forza Italia, giocata mentre i siciliani aspettano gli aiuti.

 

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