La “vampanigghia ri Santa Lucia”: a Vittoria le tradizioni legate alla martire di Siracusa

All’uscita del simulacro, una grande fiammata si accende e illumina la piazza. Ieri sera a Vittoria momento molto atteso per la cosiddetta “vampanigghia ri Santa Lucia”.

Per alcuni giorni, giovani e adulti hanno raccolto rami d’albero e oggetti in legno da bruciare. Tutto è stato raccolto al centro della piazza per accendere il fuoco per una grande “vampa” al momento dell’inizio della processione. Quando il simulacro di Lucia, vergine siracusana martire nel terzo secolo dopo Cristo, si è affacciato sul portone della basilica di San Giovanni battista, è stato acceso il falò che è divampato per alcuni minuti: spettacolo molto atteso da grandi e piccini che affollavano la piazza.

La tradizione della “vampa” di santa Lucia è diffusa in alcuni comuni siciliani, ma nella maggior parte dei casi questa consuetudine è andata perduta. Era stata ripresa a Comiso qualche anno fa con un significato legato all’inizio della novena di Natale. La “vampa” è, in ogni caso, simbolo dell’ardore della fede.

Era diffusa anche a Siracusa, dove le vampe venivano allestite in vari quartieri della città. In alcuni casi si poneva in cima alla vampa un manichino, forse in rappresentanza della fede di Lucia o del supplizio del rogo che era stata costretta a subire.

Il rito del fuoco, comunque era presente, con vari significati, anche nella cultura pagana, su cui si innestò , duemila anni fa, il cristianesimo.

“Dietro quella luce e quel calore – si legge sulla pagina facebook della parrocchia vittoriese – ci sono persone che, con impegno silenzioso e spirito di servizio, hanno reso tutto questo possibile. A loro va il nostro grazie più sincero, per il tempo donato gratuitamente, per le mani stanche ma felici, per il cuore colmo di devozione e amore verso la comunità. Che questa fiamma continui a unirci e a tramandare la bellezza delle nostre tradizioni”.

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