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La Sicilia negli occhi, l’infinito sulla tela: otto anni senza Piero Guccione
06 Ott 2026 15:31
Otto anni fa moriva a Modica Piero Guccione. Il pittore dell’infinito.
Da fiero sciclitano, dopo una parentesi romana, era tornato nei primi anni Settanta del secolo scorso nella sua terra natia lasciando Roma, la città che lo ha visto crescere in maniera esponenziale dal punto di vista artistico e che lo stesso nel pieno della giovinezza aveva raggiunto per studiare all’Accademia di Belle Arti della città eterna. E’ qui che ha incontrato il grande amico Renato Guttuso che lo volle suo assistente, dal 1966 al 1969, nella cattedra di pittura. In quell’ottobre del 2018 Piero Guccione, lasciando la sua abitazione di contrada Quartarella dove viveva fin da quando aveva lasciato la villa di contrada Corvo fra Cava d’Aliga e Sampieri, era stato ricoverato all’ospedale Maggiore di Modica ma le sue condizioni cliniche si erano aggravate al punto tale da lasciare il mondo, quel mondo tanto a lui caro, all’età di 83 anni con il decesso proprio il 6 ottobre. Piero Guccione, pittore ed incisore, è stato tra le voci più autorevoli del Novecento pittorico italiano e mondiale. Ma anche del “Gruppo di Scicli”, un nucleo di artisti nato e cresciuto con sullo sfondo la figura di Renato Guttuso il quale, dall’alto della sua intuizione e della sua conoscenza pittorica, aveva coniato il nome di “Gruppo di Scicli” che rimane tutt’ora in vita con gli artisti più giovani di quel nucleo di pittori ed incisori diversificato nell’età. Il critico d’arte Vittorio Sgarbi aveva definito Piero Giccione come il “il più grande pittore degli ultimi 50 anni, colui che, dopo la morte di Fontana, Gnoli e Burri, ha rappresentato la sintesi suprema di pittura figurativa e astratta. Nessuno ha rappresentato meglio di lui l’essenza e il turbamento dell’uomo alla fine dell’Universo di valori dell’Occidente”.
Piero Guccione è ospite al cimitero di Scicli, nel nucleo storico del camposanto cittadino, per volontà delle istituzioni comunali. Con sé s’è portato dietro tanti riconoscimenti internazionali lasciando che le sue opere arricchissero musei, università, chiese ed i maggiori siti istituzionali a Roma e che venissero ammirate, in più edizioni, alla Biennale di Venezia che nel 1988 gli ha dedicato una personale nel Padiglione Italiano. S’è portato dietro anche tante amicizie: belle e sincere, fra esse quelle dei siciliani Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino.
La foto di Piero Guccione è del fotografo sciclitani Gianni Mania.
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