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LA PROGRESSIVITÀ DEL SISTEMA TRIBUTARIO
18 Lug 2011 05:48
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Caratteristica fondamentale del nostro ordinamento tributario è la progressività. L’art. 53 della Costituzione dispone infatti: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
La progressività di un’imposta comporta che l’aliquota aumenta all’aumentare dell’imponibile. L’imposta da pagare aumenta quindi non proporzionalmente rispetto all’aumento dell’imponibile ma in misura più che proporzionale, cioè progressiva.
L’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), ossia l’imposta che colpisce tutti i redditi prodotti da tutti i cittadini è una imposta progressiva per scaglioni; l’aliquota del prelievo fiscale, infatti, ha una tendenza a crescere ma, al contempo, è costante per intervalli di imponibile.
La legge finanziaria del 2003 aveva introdotto per i redditi da lavoro dipendente, per i redditi da lavoro autonomo e per i pensionati la no tax area, ossia l’esenzione dall’imposizione per i redditi più bassi, in parziale modifica della precedente modalità di calcolo per scaglioni. Tale meccanismo, che comporta che i soggetti sopra indicati possano beneficiare di una deduzione (ovvero una riduzione) della base imponibile (ovvero la somma dei redditi accumulati dal soggetto passivo) che tende a decrescere all’aumentare del reddito fino ad annullarsi completamente per i redditi più alti, è stato migliorato con la finanziaria del 2007, che ha portato ad un aumento di 500€ (in media) delle deduzioni dalla base imponibile di cui i singoli contribuenti possono beneficiare.
Un’imposta non avente caratteristiche di progressività può essere “proporzionale” se la sua aliquota è fissa indipendentemente dall’imponibile, oppure “regressiva” se la sua aliquota decresce al crescere dell’imponibile. L’imposta può essere “fissa” se è predeterminata in un ammontare fisso indipendente dall’imponibile. Va notato che l’imposta fissa ha sempre carattere di “regressività”.
I fautori della progressività dell’imposta sostengono che, in tal modo, il prelievo tributario ha funzione di redistribuzione della ricchezza prodotta, contribuendo, con spirito solidaristico, al benessere della collettività e a un sistema di giustizia sociale.
I suoi detrattori evidenziano invece che il passaggio di ricchezza dal produttore del reddito allo Stato, oltre certi limiti, deprime gli investimenti ed i consumi, con chiare influenze negative su tutto il sistema economico.
La manovra finanziaria approvata il 15 luglio ha disposto tagli lineari sulle detrazioni, deduzioni e bonus finora previsti. Siccome queste agevolazioni erano previste in misura maggiore per i percettori di redditi bassi o medi, i tagli lineari vanno a colpire maggiormente i percettori dei redditi bassi e meno i percettori dei redditi alti. E’ stato infatti calcolato che le famiglie con un reddito tra i 16 e 27 mila euro, nel 2014, perderanno circa 620 euro di agevolazioni su un totale di 3.000 finora previsto. Mentre le famiglie con reddito superiore ai 54.000 euro perderanno solo 364 euro.
In pratica la manovra attenua il carattere progressivo del sistema tributario e, proprio nel momento peggiore della crisi economica, chiede i sacrifici maggiori alle classi meno protette.
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