E se incontrassi un orso a Cisternazzi? (Salviamo Jj4)

La rubrica dello psicologo, a cura di Cesare Ammendola.

Non sono esattamente un runner. 

E comunque, mi capita di far finta di correre raramente. E solo su un tapis roulant accasciato da decenni tra le ragnatele in un angolo verecondo del ripostiglio di casa. Dalle nostre parti, le probabilità di imbattersi in un orso sloveno nel ripostiglio di casa non sono altissime. Almeno, così mi assicurano i più eminenti studiosi e orsologi della prestigiosa Università di Berkeley in California. A occhio e croce, le probabilità che io mi ritrovi di fronte a un esemplare di orso sloveno nell’altopiano ibleo sono equiparabili alle probabilità che io mi alzi ogni giorno alle cinque del mattino per farmi due ore di corsa nei boschi sino al gelido albeggiare. Zero. 

In estate le cose cambiano: può capitare di visitare di tanto in tanto la pista ciclabile in calzamaglia e canottiera fluviale sotto il sole cocente. Ma credo che nessun orso si avvicinerebbe a me vedendomi in quello stato. Forse, al limite un leone marino.   

Bene. Anzi, male. Malissimo. L’ho presa dal lato ironico. Ma la questione è tragicamente seria. 

Intanto perché un ragazzo, peraltro ammirevole, ha perso la vita. E in secondo luogo perché da lì in poi si è scatenata ovunque una sorta di caccia all’orso. Uccidere l’animale in questo caso è come volerlo punire per un errore commesso dall’uomo. Mi riferisco alla risoluzione di ripopolare in questo modo l’habitat in questione. E non intendo riferirmi all’errore di valutazione di questo povero ragazzo. 

Non sono tuttologo e non me la sento di fare la predica a un giovane che ha pagato con la vita la sua scelta di abitare lì, nell’area del bosco.

Io la vedo così. L’orso non ha colpe. Fa l’orso. Applicare le regole della psicologia umana alla mente dell’animale è un errore fatale. La sua indole “scatta” nell’istante in cui vede violato il suo spazio vitale da un estraneo, le cui intenzioni non sono facili da decodificare per un orso. Ha fatto quello che gli animali fanno in natura: ha attaccato quello che gli appariva forse come una minaccia, un pericolo o comunque un’intrusione. L’orso non è buono e non è cattivo. Non è Yoghi e non è Bubu. È un orso. Rispondere all’assassinio del ragazzo con un’altra “morte ingiusta” sarebbe un errore elementare. Etico e filosofico. 

Il dibattito si è acceso anche sui social. Sull’altro fronte non pochi si domandano per quale oscuro motivo all’orso sia “consentito” uccidere al fine di proteggere il proprio habitat, mentre all’uomo non è permesso reagire quando l’animale azzanna un essere umano. Anche l’uomo ha il diritto di difendersi e anche l’uomo va salvaguardato. Replico io sommessamente che non stiamo ragionando sulla legittima difesa: in quel frangente, ognuno di noi avrebbe il sacrosanto diritto di salvarsi ad ogni costo. Incalzano: un orso massacra brutalmente un ragazzo solo perché è entrato nel suo bosco e non vogliono nemmeno punirlo! Anzi, lo giustificano accusando il giovane di aver sconfinato nel suo habitat!

Io credo che il tema sia posto ad milzam. Punirlo avrebbe senso se la costellazione di significati e moventi della coscienza dell’animale fosse davvero assimilabile a quella di un “organismo umano neocorticale”.

E dire che ha senso abbatterlo (invece che confinarlo, ad esempio) in questo caso per evitare che la tragedia si ripeta, significa non contemplare che altri orsi lì potrebbero avere le stesse reazioni in una convivenza così concepita. Il che non ha alcun fondamento. 

La giustificazione di un provvedimento così definitivo voluto da noi esseri superiori poggerebbe sulla sabbia della logica. Sarebbe debole. Anche se ora scoprissimo che quel fatidico giorno, in verità, fu un feroce orso bruno a invadere la Polonia.

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