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I combattimenti tra gladiatori e le battute di caccia dell’imperatore; missione archeologica a Cartagine guidata da Di Stefano
11 Ott 2026 09:27
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Dal 12 ottobre riparte la missione archeologica tuniso-italiana guidata da Giovanni Di Stefano e Hamden Ben Romdhane. Scansioni laser, ricostruzioni 3D e un progetto per valorizzare il monumento che custodisce una pagina drammatica della storia cristiana.
RAGUSA – Ci sono luoghi nei quali la grandezza dell’Impero romano e le pagine più drammatiche della storia cristiana si incontrano. L’anfiteatro romano di Cartagine, in Tunisia, è uno di questi. Dal 12 ottobre 2026 tornerà al centro delle indagini di una missione archeologica tuniso-italiana che punta a documentarne le strutture, ricostruirne digitalmente i resti e preparare nuove forme di valorizzazione per uno dei monumenti più significativi dell’antica colonia romana.
A guidare la missione saranno Hamden Ben Romdhane, dell’Istituto nazionale del patrimonio tunisino (INP), e l’italiano Giovanni Di Stefano. Con loro lavoreranno Salvo Micciché, per la componente italiana, e Yosra Zalilla e Fatma Nait Yghil per l’INP tunisino.
L’iniziativa unisce ricerca archeologica e tecnologie avanzate, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza dell’anfiteatro e rendere più comprensibile al pubblico la sua storia millenaria.
L’anfiteatro delle grandi cacce e del martirio cristiano
L’anfiteatro è uno dei più grandi monumenti pubblici della Cartagine romana, colonia fondata da Augusto nel 29 a.C. Durante il regno dell’imperatore Adriano, tra il 117 e il 138 d.C., la struttura ospitò sontuose cacce e combattimenti tra gladiatori, spettacoli che richiamavano il pubblico e celebravano la potenza della civiltà romana.
Ma questo luogo è legato anche a una vicenda che ha segnato profondamente la memoria cristiana. Nel 203 d.C. Cartagine fu teatro del martirio di un gruppo di cristiani, tra i quali le sante Perpetua e Felicita, diventate nei secoli figure simbolo della fede cristiana e del coraggio di fronte alla persecuzione.
È anche questa sovrapposizione di storie, tra spettacolo pubblico, architettura monumentale e testimonianza religiosa, a rendere l’anfiteatro un sito di particolare interesse per gli studiosi.
Laser e ricostruzioni tridimensionali per leggere il passato
La campagna che partirà il 12 ottobre sarà dedicata alla documentazione dell’architettura e alla modellazione tridimensionale dei resti attraverso la scansione laser. Le tecnologie digitali consentiranno di acquisire informazioni dettagliate sulle strutture conservate e di realizzare una rappresentazione 3D del monumento, utile per lo studio e la futura divulgazione.
Negli anni precedenti la missione aveva già fatto ricorso a strumenti di indagine non invasivi, tra cui il georadar e i rilievi fotogrammetrici realizzati mediante drone. Metodi che permettono di raccogliere dati e analizzare le caratteristiche del sito senza limitarsi alla sola osservazione diretta delle murature.
Il nuovo lavoro si inserisce dunque in un percorso di ricerca che combina archeologia e innovazione tecnologica, con l’intento di documentare in modo sempre più preciso ciò che resta dell’antico complesso.
Un centro per raccontare la storia del monumento
Accanto alle indagini scientifiche, la missione intende avviare, sotto la supervisione dell’Istituto nazionale del patrimonio tunisino, il confronto necessario per migliorare la presentazione dell’anfiteatro ai visitatori.
Tra le ipotesi in programma figurano l’installazione di pannelli informativi e la realizzazione di una presentazione digitale capace di accompagnare il pubblico nella comprensione delle diverse fasi storiche del monumento.
Un altro progetto riguarda lo studio di un possibile riutilizzo di una parte del sotterraneo che, durante l’epoca coloniale, era stata adibita a cappella cristiana. L’idea è valutarne la trasformazione in un centro di interpretazione dedicato all’anfiteatro e alla sua storia.
Si tratta di proposte ancora da studiare, che richiederanno approfondimenti e valutazioni prima di un’eventuale realizzazione. L’obiettivo dichiarato è comunque quello di affiancare alla ricerca archeologica strumenti capaci di restituire al pubblico la complessità di un luogo in cui si intrecciano la storia di Roma, quella di Cartagine e la memoria delle prime comunità cristiane.
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