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Dal Ragusano a Roma: le vecchie scarpe dei portalettere diventano giochi sicuri per bambini
23 Apr 2026 16:20
Un progetto che unisce sostenibilità, riciclo e attenzione al sociale. Anche il territorio ragusano partecipa a “Scarpa vecchia fa buon gioco”, l’iniziativa di economia circolare che trasforma le scarpe antinfortunistiche usurate dei portalettere in pavimentazioni antitrauma per aree gioco dedicate ai bambini.
Sono oltre 180 portalettere della provincia di Ragusa coinvolti nella raccolta, con i primi sacchi del 2026 già pronti a partire dai sei centri di recapito del territorio.
Le scarpe usate diventano mattonelle antiurto
Le vecchie calzature da lavoro, utilizzate ogni giorno dai portalettere durante il servizio di recapito, non finiscono più tra i rifiuti ma vengono recuperate e trasformate in una nuova risorsa.
Le suole delle scarpe antinfortunistiche vengono infatti riciclate per realizzare pavimentazioni antiurto, destinate ai parchi gioco e agli spazi per l’infanzia.
Le prime mattonelle sono già state installate presso il parco giochi dell’asilo nido aziendale PosteBimbi di Roma, dove oggi proteggono i bambini tra altalene, scivoli e giochi all’aperto.
Oltre 180 portalettere coinvolti nel Ragusano
Nel territorio ibleo il progetto coinvolge sei centri di recapito e oltre 180 portalettere.
I primi sacchi del 2026, contenenti circa 30 paia di scarpe da riutilizzare, sono in partenza proprio in questi giorni, confermando una partecipazione concreta e diffusa.
Il centro di trasformazione ad Ancona
Le scarpe raccolte nei centri logistici di tutta Italia vengono inviate al Centro di Smistamento di Ancona, dove il materiale viene selezionato e trasformato.
Ad oggi sono già state accumulate oltre 16 tonnellate di calzature, un dato che dimostra la forte adesione del personale e la sensibilità crescente verso i temi della sostenibilità ambientale.
Meno CO2 e più economia circolare
Il progetto ha già prodotto risultati importanti anche sul fronte ambientale.
Nel solo 2025, grazie al recupero delle scarpe usate anziché al loro smaltimento, è stato possibile ridurre l’impatto ambientale di oltre 51 mila chilogrammi di CO2.
Un risultato che equivale a oltre 169 mila chilometri percorsi da un’auto diesel oppure alla capacità di assorbimento di 311 alberi.
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