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Crisi in Medio Oriente e rincari di gas ed energia. Cosa potrebbe accadere?
04 Mar 2026 10:49
La crisi internazionale legata al Medio Oriente ha effetti concreti sul mercato italiano dell’energia. Negli ultimi giorni, diverse offerte a prezzo fisso per luce e gas destinate a piccole e medie imprese e famiglie sono state improvvisamente revocate, generando forte incertezza. Non si tratta di un fenomeno fisiologico, ma di una scelta che arriva proprio in un momento in cui il sistema energetico avrebbe bisogno di stabilità e prevedibilità per tutelare cittadini e imprese.
Le associazioni Aepi, Assium e Consumerismo No Profit hanno lanciato l’allarme sottolineando come la sparizione dei contratti a prezzo fisso segnali una profonda rottura del sistema energetico nazionale e un rischio sistemico destinato a ricadere sull’economia reale. Secondo Biagio Dimartino, delegato regionale Assium per la Sicilia, in questa fase delicata il ruolo dei professionisti del settore diventa fondamentale perché i consumatori rischiano di fare scelte sbagliate che potrebbero avere effetti negativi sui bilanci. L’utility manager non può fermare la volatilità dei mercati causata dalla crisi geopolitica, ma può ridurne l’impatto analizzando contratti, valutando alternative, pianificando nel tempo e affiancando il cliente nelle decisioni più adatte al proprio profilo di consumo. La scomparsa improvvisa delle offerte a prezzo fisso dimostra che non è più sufficiente scegliere una tariffa, ma serve una gestione consapevole e continuativa delle utenze.
Le stime
Secondo le proiezioni elaborate da Assium, un incremento del 10% su luce e gas comporterebbe una maggiore spesa annua di circa 207 euro per nucleo familiare, con 135 euro attribuibili al gas e 72 all’energia elettrica. Se gli aumenti fossero rispettivamente del 20% per il gas e del 15% per la luce, l’aggravio salirebbe a 378 euro annui, mentre in caso di un rialzo del 30% per il gas e del 25% per la luce, l’incremento totale potrebbe raggiungere 585 euro. Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo, sottolinea che la fine dei contratti a tasso fisso non indica una crisi strutturale dei prezzi, ma una crisi di fiducia destinata a colpire cittadini e imprese. Federico Bevilacqua, presidente di Assium, evidenzia l’urgenza di superare il meccanismo del prezzo marginale e di introdurre una gestione professionale delle utenze, puntando su micro-produzione e comunità energetiche per garantire maggiore stabilità.
Le associazioni chiedono al governo interventi concreti per garantire maggiore trasparenza nelle offerte commerciali, fermare pratiche improprie legate ai contratti telefonici e trasformare i sussidi temporanei in investimenti strutturali a favore dell’autonomia energetica del Paese. Senza un intervento di riforma che restituisca stabilità e fiducia, la fine dei prezzi fissi rischia di trasformarsi in una nuova emergenza sociale ed economica, con impatti diretti sulle famiglie italiane e sul tessuto produttivo nazionale.
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