CHAMPAGNE SI NASCE, NON SI DIVENTA

Ogni anno, oramai, si assiste, durante le feste natalizie, sui telegiornali e sui giornali al classico servizio e articolo sulle vendite delle bollicine italiane all’estero. Su internet, poi, abbondano articoli in proposito. A gennaio del 2010 è stato scritto su un blog un post nel quale veniva fatto un paragone a livello di profitto nelle vendite tra il vino spumante, prodotto in Italia, e lo Champagne. Si sosteneva, in questo post, che lo Champagne era in crisi, poiché era possibile trovarlo nei supermercati a prezzi scontati.

È doveroso fare una premessa: esiste Champagne e Champagne. Non basta portare in etichetta la denominazione Champagne, né tanto meno basta avere un nome blasonato, per essere un grande Champagne. Un po’ come il Brunello di Montalcino o il Barolo, che oggi è possibile trovare nei grandi supermercati a prezzi decisamente bassi per quella tipologia di vino.

Nel blog si prende come indizio un’etichetta di Champagne di una casa vinicola molto famosa, ma, che da sempre, ha nella sua produzione un’etichetta di minore qualità, reperibile nei supermercati. Bisognerebbe spiegare a chi ha scritto questo blog, che quella bottiglia di Champagne è un prodotto base, le cui uve, con cui è prodotto, provengono dalle zone meno vocate dello Champagne e che, quindi, non nascono come un prodotto eccellente. Trovarlo a prezzi accessibili è la norma, ma se provasse a vedere il prezzo di una delle etichette di punta della stessa casa vinicola, dubito che potrebbe trovarla in saldo. Scrive inoltre che lo Spumante italiano (non si capisce perché spumante con la maiuscola) ha messo lo Champagne KO. Ma c’è da chiedersi quale spumante italiano ha messo KO lo Champagne. Precisiamo che lo Champagne si può produrre solo in determinate zone della regione Champagne e che lo spumante, nel senso generico a cui si riferisce questo autore, si produce in tutta l’Italia, e quindi questo paragone non ha ragione di esistere. Un paragone del genere, se proprio non possiamo fare a meno di farlo, lo si fa tra lo Champagne e il Franciacorta o il Trento Brut. Vini spumanti che sì hanno fatto conoscere l’Italia nel mondo come produttore di vini spumanti di qualità; e non i vari Prosecco a due euro. Con questo, non si vuol dire che il Prosecco in quanto tale sia un prodotto scadente, ma è facile imbattersi in prodotti di questo tipo decisamente scarsi.

Il secondo punto da precisare è quale spumante italiano si sta vendendo. Nei supermercati italiani si trovano spumanti venduti anche a meno di due euro. Uno Champagne a quei prezzi non esiste. Sembra il paragone tra i prodotti made in China e il made in Italy. È purtroppo in parte è così. C’è una quantità abnorme di spumanti italiani che non valgono assolutamente niente a livello qualitativo, ma, essendo decisamente troppo economici, vendono. Non è lo spumante italiano ad aver messo KO lo Champagne, ma la minore possibilità o voglia di spendere per un vino spumante.

All’apice della tristezza si giunge, leggendo i pochi commenti lasciati. La sicurezza con cui uno ha avuto il coraggio di scrivere che gli spumanti italiani sono senza ombra di dubbio i migliori al mondo, perché noi (italiani) curiamo la qualità, a differenza dei francesi che sono bravi a regalare un alone di fascino ai loro prodotti, ci lascia a dir poco esterrefatti e sicuri che la persona in questione non ha mai bevuto uno Champagne o che non abbia la più pallida idea di come si valuti la qualità di un vino.

Quest’anno l’articolo sul grande fatturato che ha incassato il vino spumante italiano ci è giunto prima delle feste; e anche questa volta è stato fatto il paragone con lo Champagne francese. Speriamo che almeno quest’anno un noto telegiornale si risparmi gli auguri, come quelli dell’anno scorso, in cui si invitava a fare il brindisi con lo Champagne italiano. In fondo è come se un telegiornale di una emittente americana invitasse a bere Chianti americano.

L’eccessivo amor di patria, spesso, porta a commettere degli errori grossolani e, inoltre, diventa un alibi per giustificare qualcosa che si può solo definire ignoranza.

Quest’anno brindate con un prodotto di qualità, se volete italiano, ma tenete ben chiaro in mente che attorno ai due euro la qualità è improbabile. (Giuseppe Manenti)

 

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